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Men si è, La
libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione. Ta |
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Meno si è, meno si esprime la propria vita. Più si ha, più è alienata la
propria vita. L'impatto
dei media sulla vita politica e sociale ci pone l'interrogativo di come la
mente si rappresenti oggi nell'ambiente esterno.
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Telo bianco
Ellisse Ellisse di labbra, Ulisse siede nei tuoi fuochi vortici di carne rossa. Celesti le mani che tremano come mare, veliero a piedi nudi in amore legato come fili in una maglia, possiedi il mio corpo giacente a letto vinto da una febbre
liquida. Gigante vergine dalle mani lunghe massaggi tempie, piedi e gambe. Strumento di ossa e carne eco dell’uno nell’altro suoni seguiti di slanci divergenti e quantici, luogo di infinito segreto ombra generativa di passione, arte e
grammi di eternità. 3 Febbraio 2012 Monella |
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12
Agosto 2011 |
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Ventre
d'anima
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Giorgio |
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Pantelleria |
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Monica |
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Carmela Viso custode di pace naso che non sa mentire capelli sottili e lunghi che sognano la libertà, sorrisi tattili e sguardi sonori. Sempre mamma, nonna, malinconica e partigiana, chioccia senza marito sola tra la folla. Donna alta e statura bassa figlia delle paure che non sanno parlare madre di onestà. 17 Dicembre
2010 |
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Inverno Nel sole c'è quel sorriso che le coperte mi regalano la sera dell'inverno, quando cerco te, alla frontiera, in fondo al respiro, tra la paura di me e te. 30 Novembre
2010 |
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Maestro Eduardo, 27 Ottobre
2010 |
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Legno
antico Il tuo corpo è pregiato tavolo antico, mi allungo nelle braccia e mi poggio nel ventre, scrivo poesie. La mia spalla di penna posa sul tuo volto di carta. Un inchiostro di lacrime, colore dei tuoi occhi che non si abbassano, come un batuffolo di olio bagna la tela. 09 Ottobre
2010 |
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La
legge fisica Un elegante poeta siculo ama le note chiassose dell'universo femminile, dice che sono canti, profumate onde di particelle nell'aria. Questo spazio senza occhi questo tempo senza naso questo scritto senza bocca mondo muto fu, senza legge fisica. 25 Agosto 2010 |
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A
colazione I capelli si muovono accarezzati da grosse mani vento, gli occhi neri caffè sembrano avere ancora sonno, le labbra sono gonfie come fossero state punte da insetti, il volto giocondo oscilla con grazia in armoniche funzioni di prosa e descrive questo giorno pigro che è appena nato e che ora so come finirà. 23 Agosto 2010 |
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Cava
grande Acqua è fresca, vive con roccia, sembrano due corpi, si abbracciano muti poi sorridono e cantano. Intorno ai loro ventri attorcigliati come capelli, un riccio verde ossigeno disegna pareti e cupole con curve linee di maternità. Acqua bagna roccia, si muove tra le sue braccia, entra ed esce dalle sue viscere come aria nella bocca. 22 Agosto 2010 |
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La
città di Noto Cerchi in cerchi cadono dal chiodo, si tendono e sorreggono. E' una catena di rame, una donna magra col ventre che sporge dove sorge la vita. E' una lampada ad olio, uno sguardo, spoglio il pianto di una madre che ha appena partorito. 21 Agosto 2010 |
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Villa
Adriana Un vestito di verde prato, palme nane come bottoni e un quasi retto scollo, ricamo di allineate piante di ulivo. Un cappello dipinto dal sole, coppi antichi paglino e travi di legno marroncino. Sulle calde spalle uno scialle di pareti morbide Pachino tufo di seta. 19 Agosto 2010 |
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Un
temporale estivo Sabbia è umida e distesa la sua pelle accapponata, pioggia è scesa e in essa si è distesa. Ogni goccia un corpo a metà, ogni segno sulla sabbia l'altra metà del corpo. La città del sole, ipotetica, come un cerchio d'acqua, nasce dal mare sale in cielo cresce tra le nuvole scende e penetra la terra. 17 Agosto 2010 |
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Il
Bacio 14
Luglio 2010 L'anfora Anfora di vetro inclinata, come la testa di un uccello punti al sole e ti tendi. In te mi verso, inclinato liquido dipinto rosso. Le pareti si baciano, bagnato l'interno suda l'esterno, la cavità si riempie. Il vino rosso espande la bocca che muta stringe le labbra beve e si colora. Ora l'anima non è più sola. 10
Luglio 2010 La
mia testa La mia testa è calda al tatto mi reca dolore e capogiri, nella cavità cranica azioni e reazioni biochimiche. E' una nuvola piena di acqua che si comprime nella sua materia grigia per rinnovarsi in fiocchi rossi, disegni di un pazzo eco olio dell'anima. E' una antica botte cinetica di liquidi suoni che battono tra un ventre antico di arazzi e uno di legno. 4
Luglio 2010 Michele Rideva senza muovere le labbra, ti era amico senza conoscerti, era il viscerale disordine di tutti noi. Piangeva senza lacrime, fumava senza fumo. Nel paese era il rumore, conosciuto senza essere noto, un pezzo di noi spalmato sull'asfalto. I cani per strada lo avvistavano pur non avendolo mai visto, gli facevano festa come a quel padrone che non c’è. 10
Giugno 2010 La
sedia Una stoffa rosso scuro le copre il ventre, delicata paglia bionda la schiena, nobili braccia di legni curvi, bacino e gambe incisi a mano, l'abbraccio materno come seduta. 23
Maggio 2010 Maggio
15
Maggio 2010 25 Aprile
25
Aprile 2010 Campagna Occhi di prato in fiore bocca ulivo naso di ruscello profumi inebrianti di ventre nebulizzato mani di argilla seni frutti maturi piedi di cielo. 10
Aprile 2010 La
Primavera Seduti sulla primavera tra profumi e colori ascoltiamo gli uccelli che cantano al sole timido delicate armonie stocastiche, che baciano mentre il sole tocca la voce si ingrossa il volto si arrossa si prendono labbra di porpora rossa. 3
Aprile 2010 Celeste Cielo a fasce orizzontali bianche e blu, 27
Febbraio 2010
La
mia eternità Posso chiedere
te al banco della vita, mi costerà monete di
tempo sguardi sicuri di
libertà. Una firma come
cappello la tua anima il mio
mantello, due lacrime e uno
strillo il tuo petto come
spillo. 14
Febbraio 2010 Iride Donna iride che
disegna follie ricche di
debolezze risa matita su carta profumo di capelli
lunghi e curvi fiocchi leggeri che
cadono pesanti, ogni capello un
elastico moto disordinato perduta emotività,
pendolo oscillatore armonico
di animalità e carnalità. 11
Febbraio 2010 Una
notte di latta 6
Febbraio 2010 L'etere
luminifero 2
Febbraio 2010 Gennaio Il freddo in gennaio è una colomba bianca, il vento invernale soffia come battito d'ali spaventa e chiude in cappotti corpi grammi d'anima. Il bianco gelo trasforma i liquidi in solidi, le paure in cristalli fragili, le passioni di salsedine si mischiano a fiocchi di neve, un uccello cammina su lastre di acqua e ride. 31
Gennaio 2010 Mani Silenzio acquerello 28
Gennaio 2010 La mia terra Sono tra pensieri di
carta li tocco come fossero
pelle vogliosa e fragile. Calco l’inchiostro come vagassi per i
campi alla ricerca del fiore
della mia esistenza. Fiore dallo stelo
lungo e disordinato profumo di terra e
anima, vissuto senza paura di
morte. 23
Gennaio 2010 Pioggia Adoro la pioggia La sua insistenza, a volte devastante a volte imbarazzante, è il Piacere. Un sapore creatura meravigliosa, amaro o dolce che sia. 9
Gennaio 2010
L'origine
del mondo
3
Gennaio 2010 Montmartre 29
Dicembre 2009
28
Dicembre 2009
27
Dicembre 2009
gabbiani senza il peso delle piume. 26
Dicembre 2009
Inaspettata
serenità
I tuoi occhi, sono due veli tristi. Ti guardo, complice, mentre alzi, come occhiali, questi lunghi veli occhiali. Dormono, nei nudi occhi neri, come due colonne di luce, collane di fiaccole, paralleli binari di vita, sdraiati su lenzuola petali di rosa. Scivolano quelle parole coppi simboli curvi, bocche calici d'amore. 23
Dicembre 2009 Gaia Sole e luna, risa, urla e pianti di bambini. Freddo e caldo toccano, l'azzurro penetra. Le mani, sbattono come ali che battono sul petto. Labbra e seni, rossi e gonfi, infiammati d'amore come in una madre che condivide il corpo col figlio. 14 Dicembre
2009 Respiro Odore di sorriso, bolla di felicità, respiro di mare in polmoni umidi. Ti vivo, si gonfia il petto e sono felice. 02 Dicembre
2009 Manchi
La mia mano 19 Novembre
2009 Optoelettronica Vedo una luce, più mi avvicino, più mi riscalda e mi bagna di fotoni e poi mi nutre di sapori. Vive e rosa mi posa le mani calde sul petto. 08 Novembre
2009
Il
tempo Il tempo non affanna, 02 Novembre
2009 Presenza
liquida
Castello
Labbra membrane che suonano, La
mia natura morta Disegni di carne viva 7
Ottobre 2009 Una
stanza di tela Luce opaca, colori olio su tela un piccolo specchio alla tela un letto di note antiche su tela. Ginocchia sul letto come pietre angolari seni battiti d'ali capelli furia di nera mandria selvaggia labbra di occhi innamorati urti come teneri schiaffi grida di dolci carezze. 3
Ottobre 2009 Femmina Pervaso dal benessere 1
Ottobre 2009 La
luna sull'acqua La donna, mare in notte d'autunno liquida e distesa. L'uomo, luna in punta di piedi spalle grandi e ventre piatto. Donna mare che indossi la camicia del tuo uomo luna distesa, ti lasci sbottonare dallo sguardo del tuo uomo luna che ora si tende e stende. 26
Settembre 2009 L’ulivo Un maturo albero verde senza alcuna possibilità di evasione intorno pareti di ulivi, siepi e bianche rocce 20
Settembre 2009 Tu Tu, Poesia cuore caldo caldo liquido seminale, disegnami con la tua lunga lingua a punta rima stretta e unta. Tu, Poesia madre colostro e latte di bianchi seni trulli, colorami di liquide passioni. Tu, Poesia paura fredda incidimi alla tua clitoride solitudine, cancellami di pioggia scrivimi in gioiosi pianti e strilli. 14
Settembre 2009 L'estate Sboccia il sole tra le nuvole profuma di corpi caldi oleati distesi, riposati, bagnati e poi sudati, disincantati, magari innamorati. E' estate, le nudità sono vibrazioni gli spazi si popolano di passioni le dita vivono tra pagine di libri in erezioni sfogliano, distendono e liberano emozioni, crollano le rigide protezioni sudano e traspirano le sensazioni che computano liberazioni. Strillano le repressioni, funzioni di relazioni bagnano di commozioni. 05
Settembre 2009 Il
cielo in una stanza 30
Agosto 2009 L'atto Gli odori incantano i dolori si placano le forze si spalmano. Le scarpe si slacciano i vestiti ripiegano le carni avanzano. Ti prendo, ti stendo ti sbatto e ti ribatto ti ovatto e ti allatto nel tuo piacere mi incravatto. Rivestito delle tue paure le strappo, poi ritratto così mi incarto, ne prendo atto. Ti risbatto e gridi mi bagni e ridi. 25 Agosto 2009 Il
mare Risa di creature nascoste in gabbiani bianchi, su un materasso di sabbia piatta tra cuscini di schiuma bianca ovatta i gemiti di un vento, che veemente sbatte e ribatte il mare. Un aquilone gioca con dei fanciulli una coppia si tiene per mano senza toccarsi il poeta si perde in particolari astrali una conchiglia si rotola in disegni ancestrali il pittore immagina suoni orchestrali mentre dipinge gerani rossi al mare con sua figlia batuffolo rame che lo tiene tra la terra e il mare. 23 Agosto 2009
Alda
Merini Capelli di mare in tempesta occhi di seno che allatta bocca donna nuda, che cammina sola in casa tra parole di silenzio. Naso di una bambina che colora braccia di lunghe vite che si intrecciano in una speranza sola. Gambe di maestre che parlano e si distendono ventre liquido, che si ghiaccia per sciogliersi tra mani calde. 20 Agosto 2009 La
prematura morte il 12 non è una
dozzina di rose e l’amore non è il
sapore della vita.
Pareti
di cielo rosa La
sera La
scoperta MF
(Maria Francesca)
Passaporto
per un viaggio
Tu,
tra me e la vita
La
casa di acqua e sale
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Nido
di ovatta arancio 4 Agosto
2009 |
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Forme
e tessuti Nuda sdraio di carne viva, leggera piuma curva manifesto di corpo supino a letto concavo da triangoli rettangoli di braccia e schiena. La pelle liscia e tesa, tessuta con bocche circolari che tendono le labbra e respirano. Occhi neri che guardano, silenzi che strappano, bocche calamite che si orientano nel campo magnetico dei miei occhi. Punte a volta che puntano, sparse punte basse e due punte alte, acquerellano una curva piuma di carta vetrata.. 2 Agosto
2009 |
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Autobiografia
27 Luglio
2009 |
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Il
mare 26 Luglio
2009 |
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Notte
di mezza estate 19 Luglio
2009 |
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Una cipolla mi ha irradiato gli occhi 14 Luglio
2009
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Il
bacio in acqua Una riga uniforme d'acqua e due colonne, 11 Luglio
2009 |
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Il
rumore del silenzio Cadono come pietre antiche sull'acqua
4 Luglio
2009 |
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E'
estate Una mano, veloce, 26
Giugno 2009
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La
foglia
20
Giugno 2009 |
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A
Raffaele In silenzio, In silenzio,
In silenzio, 20 Maggio 2009 *** Raffaele, non più da te, dolce amico, udrò il verso Il
Partito della Rifondazione Comunista 20 Maggio 2009 |
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Van
Gogh Il buio che mi circonda sembra un po' di nero tra colori pastello. La mente canta silenzi, gli occhi, dipingono carezze, tra pennelli di lunga ciglia umidi di acquerelle lacrime. Una mano, come vento, mi accarezza i pensieri, mi copre la pelle, scrive il domani e cancella il presente. 10
Giugno 2009
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A
letto 1
Giugno 2009 |
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Domenica Labbra rosse come
campo di papaveri seni erti come palma
nana capelli lunghi e caldi quasi fossero la terra
che li ospita. Occhi tristi, ma che
si illuminano, come la terra che
sente le mani dell’uomo che la nutre, la tocca così ti lasci arare e
poi amare. 24
Maggio 2009 Cielo La bocca è della mezza luna, il naso è di bianca nuvola, gli occhi delle nuvole di stelle... 17
Maggio 2009 |
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Cala
Campi Leggera, come la tua schiuma bianca, forte, come un'onda grande, profonda, umida, salata e chiara come una cala, grande e misteriosa, come l'orizzonte. Tempestata di nei come questi sassi, rotonde quelle isole sono seni, ti vedo muovere libera, come presa dal vento, mentre mi immergo tra le tue particelle... 2
Maggio 2009 |
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Dissonanze
molecolari Ci sono occhi che sembrano 25 Aprile 2009 |
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Tra stelle liquide le
mie mani agitano il buio della notte. 14 Aprile 2009
Matrici bianche Queste righe fatte di
tante colonne unitarie non potranno mai
descrivere questo mio desiderio di carne bianca e di
miele e latte sotto la lingua. di quel petto tutto
d'avorio, tempestato di zaffiri.. 9 Aprile 2009 |
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Stavo osservando che esistono spazi vuoti
in cui c'è materia e materia in cui invece c'è il vuoto dentro. 26 Marzo 2009 Il faro Sento la costa, mentre il mare, lungo e agitato, si scaglia contro tra insenature e prosperità. Tra il mare e la costa un faro di luce bianca che ruota e salva. Quel faro sei tu. 22 Febbraio 2009 |
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Sole e altre stelle Piccola, Non voglio sbagliare
ancora e sempre, senza false illusioni
o previsioni. dalla tua sicurezza
nella bontà delle cose e della vita. 20 Febbraio 2009 |
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Piove La pioggia cade, sembra una cesta di
frutti che maturi e grossi vengono giù
dall’albero della vita. Questa frutta di
sapori, ricca e liquida, cade senza remore, senza risparmiare la
terra, senza paracadute, come un tuffo ovattato
tra soffici onde
marine… 26 Gennaio 2009 |
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Slanci di vita 14
Gennaio 2009 |
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L'Antico
Palazzo Le pietre di tufo
sembrano vive, gialle come fossero
assolate, ruvide come il
vissuto. Tra queste pietre di
tufo, come il cemento che le
tiene, mi incastro alle tue
grazie, calde come fossero
assolate, tenere e soavi come il
vissuto... 9 Gennaio 2009 |
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La Punta Guarda oltre quel
muro, c'è una macchia verde, uno sfondo grigio e un
mare blu. Guarda bene oltre quel
muro, guarda, c'è un
triangolo di cemento tra scogliere basse e
piatte. Quel triangolo è la punta della penna che scrive la terra
sul mare. Oggi, in quel punto, mentre ascoltavo le
voci della sera, mi sono prima seduto e
poi sdraiato. Come una punta appunta
una superficie piana, così quella punta ha
inciso il mare con la terra verde che
scuoteva e reggeva. 30 Dicembre
2008 |
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Sento
te Sento te, che ami le
forme della vita racchiuse nelle galassie delle forme. Sento il
fuoco della legna che arde, le fiamme
che diventano carezze, il suono
di un calore che viaggia come la luce nello spazio come le
nuvole nel semispazio, come la
macchina tra i colli, come il mio senno dal finestrino della macchina. Sento la
tua voce che canta leggere prose, che
respira, che cerca
il fresco piacere dell'aria fredda che tocca la gola calda.
Sento Noi due, come due
atomi pazzi d'amore che si amano saltando da un monitor all'altro Sento
l'anima tua che accarezza la mia cute, la mia pelle
che innamorata si accende e si alza sulle punta dei piedi. Sento te, come se tu
accendi il giorno e spegni la notte. Come fossi
una foglia d'acqua sulla cute in un pomeriggio afoso estivo, così ti
lasci andare... sulla mia pelle, come fuoco
libero nell'aria, come
liquida, come
pioggia che innaffia, come
scintille che saltano e gridano, come
energia che scoppia, come vento
che soffia, come il
poeta che succhia l'anima e graffia, come il
pittore che guarda, soffre e prende i colori e li gonfia. 26
Dicembre 2008 |
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Ode
e aroma alla vita che sale I tuoi occhi sono due labbra di rosa, il tuo naso una spina di rosa. I capelli neri e lunghi, una pioggia di petali caldi e dolci che cadono. La tua bocca è la via del campo che porta alla luce di una rosa che nasce e che cresce per essere solo amata. 5 Ottobre 2008
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Mora Le pietre bianche abitano la punta delle
sue lunghe dita. La sua bocca è ormai tutta ricoperta di
porpora rossa. La sua pelle è
olivastra e scura ricca e stellata notte estiva e
mediterranea. La matita che tocco ha penetrato le sue
nere narici. Agosto
2008 Analisi Cercai nuove forme |
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Un
"biosensore" di attimi Aprile 2007 |
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La
mia rosa |
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L'Istruzione è la più alta difesa della Libertà.
Osservazioni Se una scuola di
analisi funzionale produce una equazione integro differenziale per descrivere
e comunicare una realtà, allora in essa, come in tutti i linguaggi formali,
esistono elementi di sintassi, semantica e pragmatica. Se una scuola di
pittura o letteratura produce una corrente artistico-letteraria che descrive
e comunica la realtà, allora in essa, come in tutti i linguaggi formali,
esistono elementi di sintassi, semantica e pragmatica. Gli uomini al cospetto
di un quadro o un testo letterario sono sottoposti a una diversa pragmatica
funzione del loro vissuto, così come una equazione differenziale è funzione
delle sue condizioni al contorno. Nella risoluzione di un dipinto, di un
testo letterario o di una equazione differenziale, quindi, chi
determina la soluzione sono le
condizioni al contorno. Allora, il quesito
è: Se
in tutte le scienze umane esiste un unico modello descrittivo generale, che
racchiude in se regole di sintassi, semantica e pragmatica, nell’animo umano
quale è la diversità comunicativa esistente tra un dipinto, una poesia, un
testo e una equazione integro differenziale? Nunzio Cennamo, 8 Dicembre 2008
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"...è da tempo che per lavoro non riesco
a scrivere piccoli bit orientati ai tuoi muti sorrisi
chiassosi, alle tue leggiadre musiche antiche e ai dipinti dei
tuoi occhi neri caldi e ricchi al cuore. Se solo questo tempo digitale potesse codificare quel che
provo ora, qui, al tuo virtual cospetto... ne saresti
complice."
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Paura
dei tuoi occhi Paura dei tuoi occhi, di quel vertice puro entro cui batte il
pensiero, paura del tuo sguardo nascosto: velluto d'algebra col quale mi
percorri, paura delle tue mani: calamite leggere che chiedono linfa, paura
dei tuoi ginocchi: che premono il mio grembo e poi ancora paura sempre sempre
paura, finché il mare sommerge questa mia debole carne e io giaccio sfinita
su te che diventi spiaggia e io che divento onda che tu percuoti e percuoti
con il tuo remo d'Amore. Alda
Merini Lirica
Antica Caro, dammi parole di fiducia Alda
Merini |
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Mosca, 1959 Ti amo come se
mangiassi il pane spruzzandolo di sale quando il crepuscolo
scende su Istanbul poco a poco 1949
Nazim Hikmet
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Da "I versi del capitano" Pablo Neruda L'infinità Vedi queste mani? Han misurato Il vasaio Tutto il tuo corpo ha Quando non posso guardare il tuo volto Quando le tue mani vengono, Toglimi il pane, se vuoi, Appena ti ho lasciata, Pablo Neruda |
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Caracol
"La
lumaca costruisce la delicata
architettura della
sua conchiglia aggiungendo una dopo l'altra delle
spire sempre più grandi..." Ivan
Illich
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Caffè letterario Il tavolo è posto tra
noi due, è sito in un angolo in cui si vede il camminare, è tra quattro fasi
del giorno di Don Chisciotte che, appesi ai quattro angoli del luogo, ci
mirano in silenzio. Abbiamo appena ordinato due caffè, di cui uno macchiato,
due torte con le fragoline e un bacio. Quest’ultimo ce lo siamo già servito. Le torte sono
arrivate: rosse… appetitose…. più invitanti che mai. Eguaglieranno mai la
dolcezza del bacio appena assaporato? Il mattino ha un altro sapore se
trascorso così… soprattutto se strappato dal suo corso ordinario. La mia sensazione, che
vorrei narrare, è che siamo come stretti da una corona forte e dolce che ci
avvolge ai piedi del costato. Quasi ci toglie il respiro. Siamo come
ossigenati da sapori mai provati. La gente qui intorno
sembra pura coreografia. Caffè Gambrinus |
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Lentamente, rincorre e poi
scorre. Cara Iris......come stai? Volevo scriverti tante cose.... Le mani scorrono ed
affondano su questa tastiera molle.... sembra quasi di toccare il tuo ventre
caldo e molle..... Penetra ma non troppo... al tatto tutto appare delicato ed
elastico. Ineluttabile cerco tra le parole quanto la vita mi ha
regalato..... ma giammai riuscii ad elevare i testi ai resti della mia vita,
che come un’elica si avvolge..... Si avvolge e muove le acque in moti
laminari che..... sembrano disegnare strani canti lirici…. che come
pianti..... emozionano e lasciano il cuore restringersi, intrecciarsi, fino a
stare male... Si soffoca avvolti da quelle spire che sempre più grandi
risucchiano e succhiano l'esistenza fino alla aitante morte che arriva in
punta di piedi. Allora, tutti si ricorderanno che eri e che fosti... e che sei
più…. e che sei più dell'ordinario e che non ci sei più. Provo a raccogliere quello che resta dopo il risucchio..... dopo
che il vortice della carità mi ha trafitto ancora l'anima e.... nulla più mi
turba perché ho visto l'Amore negli occhi e non ho abbassato lo sguardo.
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Metodo THOR. La
scienza già ha risolto la questione rifiuti. Perché la politica
non lo utilizza? Alla luce del recente piano Di Gennaro
che di fatto conferma la volontà di risolvere il problema rifiuti con
l’apertura dell’inceneritore di Acerra, “napolinord.com”
ha intervistato in esclusiva l’ingegnere Nunzio Cennamo,
ricercatore presso la Facoltà di Ingegneria della Seconda Università di
Napoli. Con lui cercheremo di capire quali sono le cause di questa crisi e le
possibili soluzioni. Il metodo THOR per il riciclo completo dei rifiuti
domestici è una tecnologia tutta italiana e si basa su di un processo
meccanico e ad inquinamento zero. Resta da capire perchè chi gestisce le
politiche ambientali non la sponsorizza adeguatamente. 1. Ingegnere, quali sono, secondo lei, le cause della
crisi dei rifiuti in Campania? 2. Da più di un decennio la Campania sta costruendo
l’inceneritore ad Acerra, lei pensa che questa sia la soluzione ideale per lo
smaltimento dei rifiuti nella nostra regione? 3. L’inceneritore di Acerra potrebbe essere causa di
tumori ? 4. Attualmente i mass media vogliono farci credere
che l’inceneritore è l’unica soluzione possibile, è davvero così? Quali
potrebbero essere le soluzioni alternative? 5. Prima ci ha parlato di questa nuova invenzione
scientifica, tutta italiana, THOR, ma cos’è di preciso? Potrebbe essere la
soluzione per le eco-balle, che di “eco” non hanno nulla (perché si è
scoperto che sono state prodotte con una procedura scorretta e non si possono
neanche incenerire)? E’, forse, semplicemente, geniale. www.napolinord.com,
Sabato 26 gennaio 2008, Arcangelo Munciguerra
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Dopo la pioggia
Dopo la pioggia viene
il sereno,
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"
Una certa Resistenza non è mai finita. C'è
sempre da resistere a qualcosa, a certi poteri, a certe promesse, a certi
servilismi... " Enzo Biagi |
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Arriva, per chi guarda le piccole cose, le meravigliose… …La Lumaca Procede lenta nel rispetto dei geni, ai confini del mare o in cima ai monti, tra rocce bagnate da perle d'argento... Raggiunta è la meta, il cuore è contento. Tu, uomo che osservi, impara veloce ad andar piano giacché il tempo vola e, se poi vuoi goderne tutti i sapori, rispettalo e gustalo a dosi minori.
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Spunta qua e là tra i sassi della strada qualche ciuffetto d’erba e qualche stelo. Vi brilla su una goccia di rugiada e in quella goccia si riflette il cielo. Se guardi bene le piccole cose, trovi le grandi, le meravigliose. Lina Schwartz |
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Velo
rosso Come lingua di
fuoco nell’aria svolazzante, veemente ed intenso, imprigiona l’istante. Sensuale e fluttuante, morbido e suadente, sul mio corpo si
adagia e un brivido mi
prende. Gli occhi socchiusi, la bocca fremente, il tuo braccio
avvolgente al mio corpo si
fonde. Ma un colpo di vento mi ha tolto l’istante e da un bacio mancante la fiamma si
perde
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DISCIPLINA E LIBERTA'
Associarsi a un movimento vuol dire assumersi una parte
della responsabilità degli avvenimenti che si preparano, diventare di questi
avvenimenti stessi gli artefici diretti. Un giovane che si iscrive al
movimento giovanile socialista compie un atto di indipendenza e di
liberazione. Disciplinarsi è rendersi indipendenti e liberi. L'acqua è
acqua pura e libera quando scorre fra le due rive di un ruscello o di un
fiume, non quando è sparsa caoticamente sul suolo, o rarefatta si libra
nell'atmosfera. Chi non segue una disciplina politica è appunto materia allo
stato gassoso, o materia bruttata da elementi estranei: pertanto inutile e
dannosa. La disciplina politica fa precipitare queste lordure, e dà allo
spirito il suo metallo migliore, alla vita uno scopo, senza del quale la vita
non varrebbe la pena di essere vissuta. Ogni giovane proletario che sente
quanto sia pesante il fardello della sua schiavitù di classe, deve compiere
l'atto iniziale della sua liberazione, iscrivendosi al Fascio giovanile socialista
più vicino a casa sua. Antonio
Gramsci
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La natura inumana di UMBERTO GALIMBERTI Fu allora che l'uomo,
congedatosi dagli dèi e da Dio, prese a costruire argini e spesse mura e,
imitando i processi della natura, tentò di arginare la sua potenza con la
tecnica: tecnica medica per evitare, come dice Ippocrate, la morte evitabile,
la tecnica ingegneristica per costruire difese che impedissero catastrofi, la
tecnica previsionale che allontanasse il più possibile l'inquietudine
dell'imprevedibile. (La Repubblica.it)
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Dateci
i colori che le nostre lacrime hanno
dipinto mescolandosi alla terra
Lunga è la notte
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Dal Carcere di Regina Coeli Roma, 12 Aprile 1944 Ai miei cari figli. Amatevi l’un l’altro,
miei cari, amate vostra madre e fate in modo che il vostro amore compensi la
mia mancanza. Amate lo studio e il lavoro. Una vita onesta è il migliore
ornamento di chi vive. Dell’amore per l’umanità fate una religione e siate
sempre solleciti verso il bisogno e le sofferenze dei vostri simili. Amate la
libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici
e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla.
Amate la madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque
vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli. Siate umili e
disdegnate l’orgoglio; questa fu la religione che seguii nella vita. Muoio nella certezza
che la primavera che tanto io ho atteso brillerà presto per voi. E questa
speranza mi dà la forza di affrontare serenamente la morte. Pietro Benedetti |
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Una pillola di
Resitenza di Giancarlo Pajetta Il prigioniero politico Colombi era
un ottimo carcerato, uomo vivo e militante, quando a Civitavecchia lo
chiamavano 6840. Colombi era arrivato al tribunale speciale con le ossa
fatte. Era già stato in galera, poco più che ragazzo, per essersi battuto
contro i fascisti, aveva militato nel partito comunista italiano e in quello
francese, aveva viaggiato e studiato ed era uno dei dirigenti del partito. Sentiva il peso della
sua responsabilità ed aveva una specie di fastidio invincibile per ogni forma
di retorica; era sereno ed ottimista per sé e gli altri. Aveva organizzato la
sua vita in carcere e voleva organizzare la nostra in modo che, osservando
tutte quelle norme, che erano dei dati oggettivi della nostra esistenza, si
potesse spezzare l’unica catena che sarebbe stata pesante davvero, quella
dell’inerzia intellettuale e della rinuncia a lavorare, anche in prigione,
per il partito. Spesso polemizzavamo: io
sostenevo che si poteva rischiare una punizione, rompere un anello della
monotonia quotidiana violando un articolo del regolamento o prendendo in giro
un secondino. Colombi non era d’accordo: sosteneva che rispondere ad una
guardia era darle importanza e che i proletari non hanno bisogno di
punzecchiare l’avversario. Era corretto, un detenuto modello, avrebbero
potuto citarlo come un esempio di disciplina, ma c’era un piccolo ma,
sentivamo che dove era lui ci sarebbe stata sempre resistenza, sempre
organizzazione, che quelli che erano con lui sarebbero usciti comunisti se
non lo erano e sarebbero diventati più comunisti di prima se lo erano già
stati. Leggeva con interesse
libri di ogni sorta, ma era sempre padrone delle pagine, dei pensieri e dei
libri che a volte sembrava avvinghiare i detenuti in un inestricabile
groviglio. Studiava e organizzava lo studio. Viveva e lavorava non
dimenticando mai, secondo un espressione abituale, di essere un proletario
comunista. Quando era malato a
lungo e gravemente, gli misero accanto un vecchio piantone che aveva visto,
in una vita turbinosa, tanto mondo e tante cose. Un giorno potei chiedere
come stava 6840 ed il piantone: “ vuol far tutto da solo, gli secca di farsi
servire. Sa tante cose, ma bisogna dire che un operaio resta sempre un
operaio”. E fu quello certo il
complimento che poteva piacere di più a Colombi. Chiedemmo a Colombi di
scrivere delle pagine sulla sua prigionia, così le scrisse, forse perché ha
pensato che potessero essere utili, che altri compagni le avrebbero lette con
interesse e profitto. E queste pagine sono, anche nello stile, diverse dalle
“prigioni” degli altri, perché nessuno vive nella stessa prigione di un
altro. Ma noi comunisti, qualunque sia la nostra provenienza, qualunque sia
la nostra età, quali che siano gli impeti, le passioni, gli interessi
particolari, siamo contenti di sentire che queste sono anche le nostre
prigioni. Prigioni fatte di serenità e di fierezza, di solidarietà e di
lavoro, di amore per la classe operaia, di disciplina per il nostro partito e
di una immensa fede nella giustezza della nostra causa. Leggendo queste pagine,
ho ricordato un compagno che passava le ultime ore del carcere, dopo cinque
anni di prigionia, leggendo i libri che fuori non avrebbero forse potuto
trovare; ricordo i giovani che ci chiedevano se, dovendo rimanere solo due o
tre anni con noi, avrebbero potuto imparare abbastanza; ricordo i nostri
morti che se ne sono andati sereni come se avessero già visto la liberazione
e le vittorie che riporteremo ancora. Per questo credo che
abbiamo fatto bene a chiedere a Colombi queste pagine e ha fatto bene lui a
scriverle: per questo devono leggerle i compagni e tutti gli antifascisti.
Sono una testimonianza di lotta prima che di sofferenza. Oggi, mentre leggo
queste pagine migliaia di militanti nuovi hanno già una nuova dolorosa
esperienza, e questo è triste per noi. Ma queste pagine escono dopo che
centinaia e migliaia di comunisti hanno già dato nel sacrificio prova delle
loro virtù. E questa è una cosa bella per noi, per noi vecchi carcerati di
Civitavecchia, convinti che l’essersi comportati da uomini, da proletari, da
comunisti, da antifascista ha trovato risposta in uomini, in proletari, in
comunisti, in antifascisti. Crispano, 25 Aprile 2007 |
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RAIMONDO LULLO e l’arte combinatoria. L'opera di Raimondo Lullo, nato a
Palma di Maiorca nel 1235, è innervata da spirito missionario . Dopo aver
condotto una vita mondana , nel 1262 abbandona moglie e figli e decide di
consacrarsi alla conversione degli infedeli . Studia l' arabo e la logica per
potere affrontare con successo la discussione di problemi religiosi con i
musulmani . Durante un pellegrinaggio sul monte della Verna , riceve una
rivelazione sull'arte da impiegare per convertire gli infedeli . Appoggiato
dal re di Maiorca , Giacomo II , fonda nel 1276 il collegio di Miramar per lo
studio dell'arabo e la formazione di missionari. A partire dal 1274 compone
moltissimi scritti filosofici, mistici e poetici, in latino e in catalano e
alcuni anche in arabo. Dal 1280 compie vari viaggi in Asia e soprattutto in
Africa , soggiorna più volte a Parigi , dove riceve il titolo di maestro
delle Arti, ma essendo sposato e privo degli ordini sacri, non può diventare
maestro in teologia. Nel 1292 diventa terziario francescano, ma nè l'
università nè i papi lo appoggiano nei suoi programmi missionari. Solo il re
di Francia, Filippo il Bello, gli manifesta qualche interesse e per lui Lullo
scrive l' "Albero della filosofia di amore". Nel 1311 presenta una
richiesta al Concilio di Vienne per far vietare l'insegnamento dell'averroismo, riprendere la crociata e creare collegi per lo studio
delle lingue orientali. Solo quest'ultimo punto viene accolto e tali lingue
diventano oggetto di insegnamento nelle università di Parigi, Bologna,
Salamanca e Oxford e presso la curia papale. Ormai vecchio, Lullo intraprende
un nuovo viaggio in Africa, dove, secondo una tradizione forse leggendaria ,
viene lapidato dalla folla; grave, é imbarcato su una nave genovese sulla
quale muore nel 1316. Il problema di Lullo é trovare il modo di far accettare
la verità rivelata a tutti coloro che consentono di collocarsi sul piano
dell'indagine e della discussione razionale. A tale scopo, egli escogita una
tecnica, esposta per la prima volta nel 1274 , in uno scritto intitolato
"Ars magna", rimaneggiato più volte e riesposto in vari scritti posteriori.
Il punto di partenza devono essere concetti fondamentali, noti a tutti e che
nessuno può respingere. Essi sono rappresentabili mediante lettere e simboli,
combinabili tra loro secondo determinate regole in modo da dar luogo a
concetti complessi. Attraverso tutte queste combinazioni sarà possibile
ricavare i principi di tutte le scienze e quindi tutte le verità possibili:
nasce così quella che viene chiamata arte combinatoria, fondata sull'idea di
un linguaggio artificiale e perfetto.
Quindi, mentre per Aristotele i principi non si
basano su dimostrazioni ma derivano dall'esperienza
e dall'induzione,
Lullo crede di risolvere ogni problema con precisione matematica: parte dal
presupposto che ogni proposizione sia riducibile a termini e i termini
complessi siano riducibili a più termini semplici o principi. Supposto di
aver completato il numero di tutti i termini semplici possibili, combinandoli
in tutti i modi possibili si otterranno tutte le proposizioni vere possibili:
l'arte combinatoria (la prima macchina combinatoria, il primo computer). Essa
é anche una forma di mnemotecnica, in quanto facilita il possesso e il
recupero mnemonico delle nozioni fondamentali del sapere e delle loro
relazioni. Con questo insieme di concetti, espressi medianti simboli e figure
geometriche, é possibile costruire argomenti incontestabili, cercare la
verità e costruire la scienza universale, alla quale chiunque non potrà non
aderire. In tal modo, l'ars magna appare dotata, contrariamente alla logica
aristotelica, di una funzione principalmente euristica. Per Lullo, l'insieme
delle scienze che essa copre si configura come un albero, articolato in parti
diverse, ma tutte collegate tra loro. La trama dei concetti e dei simboli
riflette, infatti, la struttura della realtà del mondo e di Dio. Lullo
costruisce una serie di cerchi concentrici, che rappresentano Dio al centro,
poi i suoi attributi, l' umanità e il mondo. Gli attributi di Dio possono
essere conosciuti attribuendo a Dio stesso in grado massimo le proprietà
riscontrabili nelle cose del mondo, come bontà, grandezza, potenza e così
via. Dal momento che in Dio tutti gli attributi sono identici, essi si
mostreranno allo stesso modo negli effetti che egli produce; occorre, quindi,
respingere come false le dottrine che fanno leva su un solo attributo di Dio,
riducendo l' importanza degli altri. Così é per la dottrina, già aristotelica,
ma diffusa dai pensatori arabi, dell'eternità del mondo: essa infatti
privilegia la potenza di Dio più che la sua bontà. Facendo uso della nuova
arte combinatoria sarà dunque possibile, secondo Lullo, convertire gli
infedeli e diffondere la fede. Il lullismo, fondato sull'idea di un
linguaggio e di una scienza universale costruibile mediante quest'arte
combinatoria, continuerà ad avere grande fortuna nell'età del Rinascimento
sino a Leibniz . Diego Fusaro |
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Una vita
nel silenzio della sera. di Raffaele Fornelli La sera è fonte di
rinnovamento, è riflessione. La cerco mentre il
giorno mi consuma. Poi, lieve, arriva
e incontro me stesso, sono presente a
me stesso, mi accorgo che non sono più solo ma circondato e amato dal mio
“angelo”; quello con cui entro in una muta e mutua conversazione. Come un
bimbo che si addormenta sul seno della madre, così trovo riposo. Confortato
dalla dolcezza, nell’abbraccio del cuscino, la mente lascia il corpo. Il giorno così muore e
rinasce tra le mie braccia e tutto m’appare nuovo, diverso. Poi il risveglio, mi
ritrovo ad essere quello della mattina del giorno prima: un uomo che si
lascia coinvolgere in mille cose, in mille affari e che ad ogni tempo non
rende conto. Il tempo non è denaro. Oggi, siamo cresciuti
e sappiamo che la sera verrà e con essa il nostro conto che, si badi, non è
un rendiconto. Ho deciso, ai miei
figli non chiederò mai un rendiconto! Ai miei figli dirò di
non giudicare il mio conto, ma gli chiederò di leggerlo. E a me stesso? Di essere silente e
mai più assente! |
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Occhi di
marzo
Comincia
tutto, la dove tutto finirà Edoardo De Crescenzo
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Dai il
meglio di te...
Madre Teresa di Calcutta
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Perché il socialismo? di Albert Einstein E' prudente per chi
non sia esperto in materia economica e sociale esprimere opinioni sul
problema del socialismo? Per un complesso di ragioni penso di sì.
(Monthly Review, New
York, maggio 1949) |
Se ci fosse un uomo
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Gennaio 2007
Gennaro Ippolito, luce
inestinguibile e pensiero dinamico. Uomo e
compagno che ha sempre lottato per “abolire lo stato di cose presente”. Gennaro,
condotta e coerenza che rimarrà linfa vitale per le nostre coscienze, spinta
ideale nel difficile cammino della Liberazione degli uomini dallo
sfruttamento e dai soprusi. Gennaro
Ippolito, un Comunista.
Con affetto e gratitudine, a circa dieci anni dalla sua morte, i Compagni di Crispano.
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Depressione di Niccolò Dionisi La strada è buia e silenziosa e,
questo, può sembrare un inizio scontato, ma non lo è. |
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Antonio Gramsci - Indifferenti “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere
partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano.
L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò
odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza
opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità;
è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che
rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza
l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene
perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le
leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che
poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e
l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la
tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e
allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la
storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un
terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha
voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o
pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato
di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il
loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come
ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di
ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter
essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire
con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già
pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in
essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è
dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è
in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si
sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non
parteggia, odio gli indifferenti”.
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XLIV
sonetto Saprai che non t'amo e che t'amo Pablo Neruda |
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A
Napoli servono lavoro e ricchezze invece vogliono mandare i soldati. I governi della destra storica, nella seconda metà
dell’ottocento, di fronte al fenomeno del brigantaggio che rendeva insicuro
il Mezzogiorno d’Italia, trovarono una sola strategia: i carabinieri,
l’esercito. Furono spediti al Sud 120.000 uomini armati, fu varata una legge
speciale (la legge Pica), che sospendeva i diritti, in pochi anni ci furono
più morti di tutti i morti nelle tre guerre del Risorgimento. Mezzo secolo
dopo, più o meno, toccò a Mussolini intervenire in Sicilia dove il fenomeno
mafioso si stava allargando, e metteva a repentaglio l’autorità dello Stato.
Inviò un prefetto che si chiamava Cesare Mori, polso di ferro ed enormi
capacità organizzative, lealissimo allo Stato (tanto era stato leale che nel
’22, a Ferrara, aveva sbarrato il passo alle squadracce fasciste di Balbo e
aveva impedito loro di entrare in città...): Mori usò le sue doti di soldato,
e la forza militare che gli era stata messa a disposizione, per dare un colpo
alle cosche. Produsse buoni risultati la via militare, nell’ottocento,
e poi durante il fascismo? Dipende da come si vedono le cose. Non si fece
nessun progresso nella lotta contro l’arretratezza del Mezzogiorno d’Italia.
Le distanze tra il Nord e il Sud via via si allargarono. Ricasoli e Rattazzi
(e più tardi Mussolini) erano convinti di avere avuto un buon successo, ma
semplicemente resero più difficile il problema del rapporto tra Nord e
Mezzogiorno. Cosa sta succedendo a Napoli? Chi conosce la città, i suoi
umori, la sua struttura, il suo modo di viversi, ci dice che siamo in presenza
di una crisi gravissima, di un livello, forse, mai raggiunto. Che ha vari
aspetti. Gli aspetti strutturali sono due. Il primo, evidentissimo, è la
mancanza di ricchezze e di politiche economiche. Il secondo è l’emergere di
una gioventù vastissima, senza speranze e senza futuro. Non esistono - per
una società - due elementi così destabilizzanti come la mancanza di ricchezze
e la perdita della gioventù. La mancanza di ricchezze - che riguarda tutto il
Mezzogiorno - è frutto anche di una politica che da dieci anni ha negato
l’esistenza di una questione meridionale - di uno squilibrio, di una
gravissima diseguaglianza territoriale - anche perché era tutta dentro una
logica di mercato-mercato (di esasperato liberismo, che chiede al profitto di
decidere le sorti delle collettività e ai governi di rifuggire da ogni
tentazione di intervento sull’economia e di programmazione). Ormai gli
economisti e i sociologi di tutto il mondo sanno che questo meccanismo porta
a un aumento delle disparità. Nel mondo globalizzato aumentano, ovunque, le
disuguaglianze tra gli individui, tra i ceti, tra le nazioni, e naturalmente
anche tra le aree geografiche. La seconda grande questione, quella giovanile, è più
specificamente napoletana. Napoli è la città più giovane d’Europa, un terzo
della sua popolazione (della città e della enorme area metropolitana) è sotto
i 28 anni. E la fascia giovanile della popolazione è quella più colpita
dall’insicurezza sociale. Quella che sente più forte il morso della
precarietà, cioè del nuovo assetto del mondo del lavoro, deciso dal mercato e
sancito - nell’ultimo decennio - da varie leggi e dal rifiuto dell’intervento
pubblico. La precarietà come condizione stabile della propria vita - e dunque
del rapporto con la collettività e con la produzione e con l’economia -
produce una insicurezza di massa che può travolgere ogni barriera e legame
sociale. Vedete bene la grandezza dei problemi. E la certezza che
se non si affrontano questi problemi, con politiche serie, i problemi
cresceranno ancora e spingeranno Napoli - e forse le altre metropoli del
Mezzogiorno - verso crisi molto simili a quelle delle megalopoli - per
esempio - dell’America latina. L’invio dell’esercito - cioè la riduzione a problema di
“sicurezza fisica”, di ordine pubblico, della gigantesca questione della
“sicurezza di vita” di una popolazione - può aiutare in qualche modo la
città? No, può danneggiarla. La scelta di affrontare l’emergenza-Napoli come
si affronta una situazione di tensione fuori dallo stadio di calcio, è prova
di una cecità che può portare alla rottura definitiva. Un gabinetto di
emergenza che voglia affrontare la questione-Napoli, deve trovare delle
risorse da investire, mettere a punto un piano di politiche economiche,
urbanistiche e culturali che entrino dentro il problema per quello che è - il
disfacimento di un tessuto sociale - e non si limitino a guardare come si
possa “isolare” il problema in modo da salvare un pezzetto della città.
L’idea di mandare l’esercito corrisponde esattamente al progetto di isolare il
male e ghettizzarlo. Appunto, come a San Paolo del Brasile, dove la furia e
il devastante degrado infernale delle favelas è tenuto lontano da un pezzo
“sacro” di città che può continuare a prosperare, fare affari, garantire un
dignitoso menage alla borghesia. Rifondazione Comunista ha lanciato la proposta di una
grande mobilitazione di popolo per Napoli. Cioè - dice - mettiamo insieme una
forza politica, una forza d’urto, che possa frenare la criminalità e imporre
un impegno vero del governo. I sindacati ieri hanno rilanciato la proposta di
Rifondazione. Siamo a questo bivio. L’alternativa è tra chi vuole trattare
Napoli come Ricasoli trattò i briganti, e chi sceglie la via della politica. Piero Sansonetti (Liberazione, giovedì 2 novembre 2006) |
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Fotogrammi di
un'idea della vita |
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Supplica
a mia madre E' difficile dire con
parole di figlio ciò a cui nel cuore
ben poco assomiglio. Tu sei la sola al
mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato
sempre, prima d'ogni altro amore. Per questo devo dirti
ciò ch'è orrendo conoscere: è dentro la tua grazia
che nasce la mia angoscia. Sei insostituibile.
Per questo è dannata alla solitudine la
vita che mi hai data. E non voglio esser
solo. Ho un'infinita fame d'amore, dell'amore di
corpi senza anima. Perché l'anima è in
te, sei tu, ma tu sei mia madre e il tuo
amore è la mia schiavitù: ho passato l'infanzia
schiavo di questo senso alto, irrimediabile,
di un impegno immenso. Era l'unico modo per
sentire la vita, l'unica tinta, l'unica
forma: ora è finita. Sopravviviamo: ed è la
confusione di una vita rinata
fuori dalla ragione. Ti supplico, ah, ti
supplico: non voler morire. Sono qui, solo, con
te, in un futuro aprile… Pier Paolo Pasolini |
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L'Informazione è Arte?
L’informazione stravolge il principio di conservazione. Mentre l’energia emessa da una sorgente si ripartisce tra i
destinatari, l’informazione può riprodursi identicamente a sé stessa. È infatti proprio del pleroma, nelle sue manifestazioni di
materia ed energia, disperdersi, alfine, nell’universo, ed è proprio della forma
riflettersi inalterata, immutabile.
Quando il Pensiero di Dio trabocca, sono le Arti e le Scienze a raccoglierlo. Solo un eccesso di carità può, infatti, consentire la
comprensione della bellezza della forma, sia che essa dia vita a una linea, sia che animi la perfezione di una legge matematica. Claudio Mola
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Se un giorno potessi distruggere la
mente, Che nome bizzarro ho scelto stasera Ricordo o esperienza, è un grosso
dilemma
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SE
TU MI DIMENTICHI Voglio che sappia |
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La
vita è Amore. Così
l'Uomo disse alla Politica:
”..T'amo come la pianta che non
fiorisce e reca T'amo senza sapere come, né quando,
né da dove, che così, in questo modo in cui non
sono e non sei, Pablo Neruda
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SONO SOLTANTO DIVERSA A Lidice stavo allo
specchio con occhi ricolmi di
gioia. Ma il cuore che stride qui dentro lo specchio del tempo
frantuma. Le cose si son
capovolte non sono la stessa di
prima. Avevo il terrore dei
topi nel mondo trascorso di
prima dei topi che corrono in casa. Allegro rideva il mio
Joska del dolce mortale
spavento cingendomi il braccio
alla vita. I topi mi davano senso e udirli squittire il
disgusto dell’unghia che lacera il petto. Chiamando il mio Joska
in aiuto correvo a chiudermi
dentro coi piedi strillando
sul letto. Avevo il terrore dei
topi nel tempo trascorso di
prima. Ed ora? Ed ora chi sono? Adesso che il tempo
stridendo in questo lager si
consuma e i topi carezzo
tranquilla? Non batte più il cuore
di prima. Adesso non provo
ritegno neanche a scoprire il bianco mio seno
tornito e mostro in silenzio
le cosce e i fianchi scomposti. Di sera alla sala da
gioco che è sopra la mensa
ufficiali. Mi danno la carne
bollita la carne mangiata in cucina con l’acqua pulita da
bere. Ed anche mi lavo nel
bagno di fresca lavanda
odorosa che copre i miasmi del
mondo. Né più mi spaventano i
topi non sono la stessa di
prima. E dopo che ho fatto
godere i corpi sdraiati sul
letto mi danno di nuovo la carne la carne col brodo in
cucina il pane più bianco e verdure verdure cagliate col
burro. Mio Joska non dirmi ti
prego che sono una donna
perduta. Or sono soltanto diversa da come mi hai
conosciuta. Non guardo riflesso lo specchio col cuore ricolmo di
gioia. I topi squittiscono in
gruppo mi girano intorno alla
branda nel giorno che è uguale alla
notte. Ho l’anima e il corpo
segnati e il ventre che sempre somiglia a un rivo di sangue
bagnato. Le cose si son
capovolte la stessa non sono di
prima. La fame l’orrore del
campo mi stringono un nodo
alla gola e vedo ogni giorno sparire persone persone gettate nel niente nel fondo di un grande
silenzio. Non voglio sentire il
silenzio non voglio mio Joska
morire. Ancora non voglio morire. Non voglio morire. Non voglio non voglio morire? Ancora non voglio
morire? Pur anche alle bestie
legate è duro ogni giorno
soffrire. Eppur la fatica del
campo adesso è leggera. Rimango sul tornio a
limare un tempo minore di
prima. Mi posso persino
curare col brodo di carne bollita. Ed anche non tutte le
sere son messa alla casa da
gioco di sopra il comando
ufficiali. Non sono portata
ridendo al tavolo pieno in
cucina con sopra fumante la carne. A Lidice stavo allo
specchio il cuore ricolmo di
gioia. Ed ora? Ed ora chi sono? Adesso che il tempo
stridendo in questo lager si
consuma ed è frantumato lo
specchio? La stessa non sono di
prima. E resto così sulla
branda. Distesa. Sospesa. Coi topi che girano
attorno. Li guardo squittire
sul legno. E resto distesa sospesa le palpebre chiuse sul
viso disteso sospeso nel
buio. E l’unghia che il
cuore mi scava consuma il riflesso
del giorno. Adagio trattengo il
respiro distesa sospesa nel vuoto coi topi che girano
attorno. Li sento squittire sul
legno. Sto ferma nel buio e
non penso. Non penso. Non penso più a
niente. Rino Malinconico, ORATORIO PER LIDICE
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Follia, chi è
costei?
E' magrissima. Lo sguardo allampanato, arrossato, come di chi ha
troppo pianto o di chi è troppo drogato. Disegna su foglietti a quadretti cerchi concentrici e piccole
saette. Mi racconta del giardino della Madonna, dove assai spesso si
reca con la mente. Le immaginette dei Santi si sovrappongono agli affetti ed
ai rancori familiari, e dal caos della memoria sbuca ogni tanto l'orrore per
la peluria maschile. E' ancora giovane ma è già vecchissima. Quando si agita sprigiona una forza impensabile. Ma è solo un
passerotto con le ali spezzate. Spezzate dal male, ma anche dai medici e dalle medicine. Non
ricorda esattamente quanti elettroshock ha subito, ma conosce le dosi
micidiali di psico-farmaci che inghiotte giorno dopo giorno. Più che magra mi sembra scavata, sepolta viva. Un giorno, in piena crisi, mi ha domandato: "ma se tu non
avessi mai conosciuto l'amore, l'affetto di un'altra persona, non saresti
impazzito?" Io ho pensato a quel verso di Pierpaolo Pasolini che dice:
"Bisogna essere folli per essere chiari".
Pasquale Barra
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L’arcobaleno
Il piccolo Diego? Un drogato, un ragazzo di bontà infinita e di immensa dolcezza
che si è annullato senza volerlo, e solo ora mi manca. Mi manca il suo caldo sorriso, la sua voglia di una vita
leggera, il profumo della sua anima… Mi raccontò in un pomeriggio di qualche anno fa, che scappava da
una “selva oscura”, da un “buco nero” alla ricerca di qualcuno, di qualcosa
che la droga non gli aveva saputo dare, così come promesso. Cercava, infatti,
un dolce star bene, simile al turbamento che prova un cieco al quale viene
mostrato un mondo tutto colorato: il calore del rosso, la leggerezza
dell’azzurro, la purezza e il profumo del bianco… Sì, era un bravo ragazzo, un uomo che sognava un mondo semplice
in cui danzare per la sola presenza di un arcobaleno, poiché immensa è la
gioia che si prova nel vedere fratello Sole far l’amore con sorella Acqua. Ed io? Ascoltavo, ma non capivo. La droga? Il drogato? Oggi penso ai volti che conosco, alle tante storie che ho
incrociato, ai tanti Diego. Uno pensa a quella casa di pena che è il buco: l’eclissi della
speranza, il non senso, la droga è un ago che affonda e cuce silenzi a
brandelli di carne viva. E dietro? Dietro ogni buco, un vissuto, una persona. In trasparenza il loro “disagio”, un’incapacità o
un’impossibilità a condividere il nostro “agio”, il nostro correre nel tempo.
Che il problema stia forse nella qualità e nelle forme del
nostro “agio”? Che il “disagio” sia forse solo l’indizio di un grande “buco”
che avvolge tutti? Il buco non è un fantasma. E’ un gesto palpabile, quasi sempre banale. E’ un urlo silenzioso, è uno spavento. Rimbalza sul nostro quotidiano, talvolta apre voragini e “buca”
tante nostre certezze. E’ giusto? E’ possibile nascondere quel “buco”? O va colmato di terra fertile su cui germoglierà il seme della
vita, restituendo un orizzonte più nitido al sentimento del vivere? Io ho imparato che serve la lingua della solidarietà,
dell’imparare a scegliere, del provare a rialzarsi da terra quando si è
inciampato. Non mi rifiuterò di piantare un seme in quel “buco nero” che
fratello Sole e sorella Acqua nutriranno al cospetto dell’Arcobaleno. Io penso che non vi sia salvezza possibile se non recuperando il
cielo aperto della libertà e della dignità: ed è per questo che sono
“claustrofobico”. E tu? Nunzio Cennamo
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Ho
fame dalla tua bocca
Ho fame della tua bocca, della tua voce, dei tuoi capelli Sono affamato del tuo riso che scorre, Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza, e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo, Pablo
Neruda
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L'Interrogativo
che stimola la Ricerca Quanto
l'Amore cambia l'Essenza di una Persona e quindi del vivere sociale?
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E
sono viva
E.D.
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Alcune
Poesie di Pasquale... La
storia non ne parlerà Madre! Chi mai saprà Gli stenti In mezzo ai quali hai cresciuto I tuoi figli? La storia non ne parlerà La storia Che è fatta, soprattutto Di piccole eroiche oscurità. Barra Pasquale Che ti importa
Che ti importa se il fiore Muore appena sbocciato Se la fonte è inquinata E gli uccelli rifuggono la terra Se il mare si è riempito di sargassi E l’odio ha preso il posto dell’amore L’uomo s’affanna e rincorre il potere Ammucchia nel forziere Scavando nel suo cuore la sua fossa Che ti importa Tu, che hai mirato il sole Puoi sempre ricordarne lo splendore. Barra Pasquale Quale regalo
Per il tuo ottantottesimo compleanno Ci chiedevamo quale regalo farti Come se tu avessi mai voluto da noi Un regalo Oltre quello d’amarti. Barra Pasquale La luna si fermò
Se una stella si stacca E cade sulla terra È perché un desiderio vuol fiorire Se una frase d’amore si interrompe È perché un bacio l’ha fatta tacere Quando la luna si ferma e sosta in mezzo al cielo Vuol dire che due amanti Hanno bisogno di una notte più lunga per essere felici E ieri sera si fermò per
noi. Barra Pasquale Madre terra
Figli! Febbre senza piaga Che non amate più la battaglia Addormentati nel chiuso Steli persi in una paglia Sparsa al vento Nei vostri cuori non c’è più il fango che vi fa tutti uguali? Fanciulli! Troppo assuefatti agli anniversari Piegate spesso la vostra fronte sotto il sole squallido Del mio sangue ormai vecchio Non sapete più spiare le stelle nel chiarore del cero Non attingete sotto questo velo la pronuncia del linguaggio vero
La percossa di Cristo non vi fa più male? Cigni tarlati La purezza copre il vostro cuore Erba però non prato Popolo impotente e macilento Uno stupido dio il guadagno di un amore senza sofferenza Ti tiene sotto il suo calcagno Io sono la madre terra che non sente più il vostro lamento L’indifferenza non l’ ingiustizia è il nemico del mio grembo. L'omertà non il sopruso è il mio supplizio. Barra Pasquale
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Osservazioni sulla Poesia
La Poesia è l'arte di usare, per trasmettere il proprio
messaggio, tanto il significato semantico delle parole quanto il suono ed il
ritmo che queste imprimono alle frasi; la poesia ha quindi in sé alcune
qualità della musica e riesce a trasmettere emozioni e stati d'animo in
maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa. La lingua nella poesia, infatti, ha una doppia funzione di
vettore sia di significato che di suono, di contenuto sia informativo che
emotivo. A questi due aspetti della poesia se ne aggiunge un terzo quando
una poesia, invece che letta direttamente, viene ascoltata: con il suo
linguaggio del corpo e il modo di leggere, il lettore interpreta il testo,
dandogli, inevitabilmente, una dimensione teatrale. Nunzio Cennamo |
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Crispano, Libera la politica. Caro concittadino, cara concittadina, è giunta la Primavera anche nel nostro piccolo paese, Crispano. I fiori segnano lentamente il tempo che scivola dentro le nostre
stagioni. I soliti dipinti con tema il mare della libertà squarciano
l’orizzonte di sempre, ci portano con te, anni luce lontano, via da qui. Vuoi vedere che anche questa volta non cambierà nulla? Non avere timore, forse, è vicino il nostro momento: la libertà
è nell’aria, già si respira! Ci vedono crescere come spicchi di luna e questo li spaventa. Sono prossimi alle vostre porte, vi busseranno, sono i potenti del villaggio. Prepotentemente vi chiederanno la vostra libertà di voto. Sono quelli che si dicono moderati, quelli che si annidano nella
destra e nella sinistra. Noi non siamo moderati, come direbbe Dario Fo, non siamo forti
con i deboli e deboli con i forti. Noi non fingiamo di risolvere i problemi senza affrontarli. Questa lettera è una speranza per i nostri figli, è la possibilità che i moderati di destra e di sinistra smettano
di comportarsi in modo da non dispiacere ai cittadini che contano, senza mai
concedere la parola a quelli che non hanno voce. Non lasciamo intristire ancora di più questa nostra città. La
vita è bella. Crispano non è una valle di lacrime, è bacino di intelletto, è
cultura alta e monte di legalità. Crispano è vivo, è ferito ma non è finito. Vota Rifondazione
Comunista il 9 e 10 Aprile 2006, non temere. Libera Rischi di trovarti finalmente a vivere in un Paese a misura
d’uomo. Nunzio Cennamo Politiche 2006
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Edoardo Sanguineti “..ti esploro, mia
carne, mio oro, corpo mio, che ti spio, mia cruda carta nuda, che ti seguo,
che ti sogno, con i mie seri, severi semi neri, con i miei teoremi, i miei emblemi,
che ti batto e ti sbatto, e ti ribatto, denso e duro, tra le tue fratte, con il mio oscuro,
puro latte, con le mie lente vacche, tritamente, che ti accendo, se ti prendo, con i
miei pampani di ruggine, mia fuliggine, che ti spiro, ti respiro, con le tue nebbie e
trebbie, che ti timbro con tutti i miei timpani, con le mie dita che ti amano,
che ti arano, con la mia matita che ti colora, ti perfora, che ti adora, mia vita, mio
avaro amore amaro: io sono qui
così, la zampa del mio uccello, di quello che ti gode e ti
vigila, sono la papilla giusta che ti degusta, la papilla che ti vibra e ti brilla, che
ti tintinna e titilla: sono un irto, un erto, un ermo ramo, io che ti pungo, mio fungo,
io che ti bramo: sono pallida pelle che si spella, mia bella, io passero e pettirosso
del tuo fosso: io la piuma, io l'osso, che ti scrivo: io, che ti vivo.”
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L'AMORE Che hai, che abbiamo, Che hai? Ti guardo E che vuota andavi per il mondo |
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Così giunsi ai giorni della
Resistenza Pier Paolo Pasolini |
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La
Pace
La mia pace E.D.
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Appunti
critici sulla Riforma
delle scuole superiori di
Rino Malinconico
Gennaio 2006
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VECCHIO Era un freddo mattino
d’inverno, ancor prima che il sol
sorgesse, tra il buio e la fitta
nebbia, intravidi da lontano
una figura che, lentamente,
veniva verso di me. Fu allora che mi
fermai, tra lo stupore e lo
stato semicosciente di chi è appena
sveglio. Aspettai e più
aspettavo più quella figura mi
si avvicinava. Si avvicinava
timidamente, aveva un passo lento e
spossato, il capo chinato ed il
corpo semicurvo. Solo quando giunse a
me, mi accorsi che era un signore, un
signore molto anziano. Allora, mi avvicinai a
lui e gli dissi: Buongiorno, ma dove
andate di buon mattino e con tanto
freddo? E lui, in dialetto
napoletano e con voce roca , mi rispose: Buongiorn guagliò,
addò vad? Vac à piglià chilli quatt sold e
pension pè putè campà. Ed io: ma a quest’ora?
E lui: Si a
chest’or! Guagliò quando sei
vecchio pe sta società si sol nu pes’, primm
muor e megl’ è! Nu cont chell che fatt’ o chell che rat, ma solo quello che può
dà. Ma che può dà nù
vecchio comm a me a sta società? Allora, tant’è meglio
à murì tant a chi import
nient? Si allontanò,
lentamente, e più si allontanava più il mio cuor si
restringeva. Avrei voluto
confortarlo, dirgli che non era vero, anche se nel mio cuore
sapevo che era la pura verità. Avrei voluto dirgli
grazie, grazie per tutto ciò
che tu e gli altri avete fatto per la Libertà. Grazie se oggi siamo uomini
liberi, se possiamo esprimere
la nostra opinione. Grazie se oggi la
possiamo pensare diversamente dagli
altri. Ma non ebbi il
coraggio di fare niente di tutto ciò. Di una cosa, però, son
certo, che quando avrò quel
coraggio, solo allora, capirò
che non è mai troppo tardi... GRAZIE VECCHIO. Mattia Cosentino
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Quando ho fame Ogni anno muoiono 6
milioni di bambini, ogni mese ne muoiono
500mila, ogni giorno più di 15mila, ogni ora quasi 700
Un pesce se ha fame
può cercare in ogni goccia Un gabbiano se ha fame può pescare in ogni mare Un lepre se ha fame può pascere in ogni pascolo Un uomo può mangiare quando ha soldi per pagare Quando ho fame mi fermo e disperatamente muoio. Barra
Pasquale
I giovani di Parigi Di chi sono figli i giovani
Che luridi gridono e corrono Vandalici in mezzo alla piazza? Chi crea quei gran disonesti, feccia Che subito sanno rubare Picchiare, insultare comunque? Chi aiuta quei cani bastardi Che ringhiano a gente perbene Vergogna di tutta la gente? Di chi sono figli i giovani di Parigi Che luridi gridono e corrono Vandalici in mezzo alla piazza? Sono figli dei mostri che abbiamo dentro!
Barra Pasquale
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Una Donna di Pace E’ nata. E’ nata Anna. E’ finita la guerra. Ne ha fatta di strada
la Piccola. Era già vita, quando piccola più di
un puntino, batteva dentro
l’amore. E’ il frutto. La sua voglia di
vivere batteva il tempo per
qualsiasi musica e sotto quel ritmo
danzava la gioia. Era già pace. Piccola, fragile,
indifesa. Quasi non sento quel
corpicino quando la sera la
stendo a dormire. Per ogni suo pianto o
sorriso tutto si ferma. E’ un sogno. Incantato contemplo i
suoi gesti, i suoi occhi dai mille
sguardi, il suo viso dai mille
sguardi. E’ dolcissima. E’ forte Anna. E’ parte di me, è
tutt’uno. Sento la sua voce
attraverso le sue manine, mentre mi stringe le
dita, sembra dirmi non mi
lasciare. E’ mia figlia. Anna ama i colori. Amate Anna, perché Anna è una
Donna di Pace. Fusco Raffaele
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A
Giordano Bruno Nolano Italiano
Tutti insieme, i doni di tutti gli Dei. Tu che possiedi tutti i doni del ricco tesoro della natura, Uno solo dei quali è dato di possedere a ciascun altro. O essere sublime, oggetto di meraviglia per tutti, Dinanzi a cui stupisce la stessa natura, superata dall’opera
sua: O fiore d’Ausonia, Titano della tua splendida Nola, Decoro e delizia dell’uno e dell’altro cielo: Posso forse tentar di parlar di te con un mio carme, Di te, di cui nessuno, in un carme, può parlare degnamente? Non io: tu vinci la bocca e la lira dello stesso Apollo, Né alle Muse è concesso saper cantare di te. Che cosa posso dunque io dir di te, a meno che non dica Solo questo: che di te non posso dir nulla? Che debbo fare? Ma ti basti, o grandissimo uomo, Questa lode: da nessun carme puoi venir lodato
abbastanza». Valens Acidalius, Helmstedt 1589
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Poesia
ed Arte nell’era dei Metamateriali
La
filosofia che stimola una ricerca non guidata dalla logica del profitto è
poesia e pertanto arte e dunque suona... (Nunzio Cennamo)
Crispano, Caffè letterario 16
Settembre 2005
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Intervista al Compagno Cennamo
Biagio Presidente del Consorzio Zona PIP
“Sviluppo Crispano”
Il centro destra locale sembra aver appreso amaramente la
notizia del suo incarico, vista anche
la sua militanza nel Partito della Rifondazione Comunista, come mai è stata
scelta proprio la sua persona? La carica di Presidente non mi è stata data per caso e/o per
favoritismo politico, ho sempre creduto in questo progetto: sto svolgendo un
ruolo di interprete dei problemi e di ideatore di soluzioni dal lontano 1998. In merito alla destra locale, vorrei dedicargli una battuta:
siate meno cattivi nell’animo ed un po’ più “europei”, sia il sottoscritto
che il C.D.A. lavorano con passione e senza scopo di lucro per dare un futuro
migliore ai nostri ed ai vostri figli. Nella Regione Campania la “cultura dei progetti”, introdotta
dalla Comunità Europea, include un nuovo concetto per la tutela dei diritti:
le Azioni di Monitoraggio e Valutazione sono parte integrante della
progettualità. Perché ha accettato l’incarico? Gli amici mi dicono che è un compito difficile, ma io, forse,
proprio per questo, credo di aver accettato l’incarico. Sì, senz’altro le ragioni per cui ho accettato sono la capacità
di accogliere con positività le prove difficili e la paura che le dinamiche
politico-economiche legate allo sviluppo della zona PIP fossero sottovalutate
e/o valutate in termini di felicità privata anziché pubblica. Allora, come comunista e come artigiano-lavoratore ho sentito il
dovere di accettare. Il mio incarico, infatti, avrà come unico obiettivo la tutela
dei colleghi e della Collettività e per realizzare ciò useremo Commissioni di
monitoraggio e valutazione gestite direttamente dall’Istituzione Comunale,
così come da Cultura Europea. Ci può descrivere brevemente
la cronistoria della zona PIP a Crispano? Nell'allora vigente Piano di Fabbricazione, approvato con
Decreto Regionale del 12 Dicembre 1978, fu individuata come zona destinata ai
nuovi insediamenti produttivi a carattere artigianale e per il potenziamento
delle attività produttive già esistenti nel territorio comunale, la zona
posta lungo la strada Provinciale Aversa-Caivano, a nord dell’abitato. Il Piano Regolatore Comunale, approvato con D.R. n° 2458 del 24
Febbraio 1983, prevedeva espressamente la formazione del P.I.P. e l’area
interessata dall’insediamento produttivo era ed è di mq 203.814. Per la realizzazione di tutto il P.I.P. la spesa prevista era di
£ 3.616.664.450 così ripartita: Acquisizione suolo, urbanizzazione delle opere primarie (strade,
parcheggi, rete fognaria, rete idrica, rete antincendio, rete elettrica, rete
di Pubblica illuminazione, etc.) e secondarie (spazzi di uso pubblico,
attrezzature sociali, etc..). In quel periodo l’indennità di esproprio, per le aree esterne ai
centri edificati, commisurata al valore agricolo, era di £ 11.400 al mq. Era un progetto economicamente accessibile sia per gli artigiani
che per le piccole imprese locali; con pochi fondi si poteva realizzare già
all’epoca qualcosa di veramente innovativo per la qualità del lavoro sul
nostro territorio. Oggi, dopo più di 20 lunghi anni, in un mercato dinamico e
veloce le imprese di Crispano stanno ancora aspettando i lenti e poco utili
tempi della Pubblica Amministrazione. Comunque, dopo diversi anni, nel 1998, grazie all’insediamento
di una coalizione di centro-sinistra, capeggiata da Carlo Esposito, si
riprese il Progetto della zona industriale, partendo ancora dai lavori e
dalle esperienze svolte nel 1983. Fu chiamata una società di esperti per elaborare il piano ed il
prezzo dell’operazione mentre gli esponenti politici della coalizione di
Centro-Sinistra si riunivano, frequentemente, per trovare una soluzione
Politico-Economica alla zona P.I.P. La soluzione fu quella di avviare il progetto con i fondi
comunali, ma, simultaneamente, si attivava anche un’esplicita richiesta di
fondi alla Regione Campania per finanziare il progetto. Il Progetto ci fu finanziato dalla Regione Campania con più di £
10.000.000.000. Con questi fondi Regionali, gestiti direttamente dal Comune,
sono state realizzate le opere primarie e secondarie del P.I.P. Come opere secondarie sono state realizzate un edificio adibito
ad uffici, una sala convegni, un bar e
due fabbricati da destinare a giovani imprenditori per progetti
innovativi. Contemporaneamente all’approvazione del Progetto, a seguito di
un bando di selezione, furono presentate centinaia di domande per la
richiesta di assegnazione dei lotti; lotti che una Commissione Tecnica ha
provveduto ad assegnare a 40 imprenditori-artigiani. Il passo successivo, coordinato e promosso dal sottoscritto e da
Pasquale Amoroso, fu l’ideazione e l’approvazione dello Statuto Costitutivo e
del Consorzio “Sviluppo Crispano”. La mia nomina a Presidente del Consorzio è poi storia recente… Quali sono le sue idee per
“Sviluppo Crispano”? I miei colleghi artigiani-imprenditori sono prima di tutto dei
lavoratori, come il sottoscritto; infatti, gli assegnatari sono quasi tutte
ditte a carattere familiare. Ci rendiamo conto che oggi ci vuole la qualità
totale nei prodotti per essere competitivi sul mercato mondiale, qualità che
cercheremo di ottenere con l’istituzione di corsi professionali e con
l’introduzione delle nuove tecnologie nei processi di produzione
semi-industriale. Questa è la strada che “Sviluppo Crispano” seguirà per portare
un lavoro serio, non precario, alla nostra collettività: ai nostri operai ed
ai nostri figli vogliamo offrire una Crispano migliore di quella in cui siamo
cresciuti noi. Innovazione, Internazionalizzazione ed Occupazione, queste sono
le parole chiavi di “Sviluppo Crispano”. Forse ci sarà un nuovo tempo in cui Crispano sarà famosa in
ambiti internazionali non perché ha il più alto tasso di epatiti al mondo ma
per i suoi prodotti artigianali e per la qualità della vita... Ma questo è un sogno? Anche una festa di Liberazione a Crispano lo era fino a ieri,
oggi è realtà… Ci vuole progettualità ed impegno!
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Il mondo è
nelle nostre mani
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Alla
bandiera rossa Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista: chi era coperto di croste è coperto di piaghe, il bracciante diventa mendicante, il napoletano calabrese, il calabrese africano, l'analfabeta una bufala o un cane. Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.
PierPaolo Pasolini
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Garofani Per
la piccola ebrea
Quel giorno che entrò in cella E dalla cella viene per ore e ore
Egidio Menegetti matr. 10568
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LIBERTA' DI VIVERE Dove finiscono i limiti dello spazio, si erge il monte dell’inquietudine. Siamo sazi di guardare nubi vagare e dissolversi nell’intenso traffico del cielo. Avrai visto le stanze della mia anima senza stupore. Il mio grido risveglia i tuoi pensieri somiglianti ad ombre selvagge al cospetto delle tenebre. Lasciati raccontare un’altra bugia, implora i venti di scuotere gli alberi solitari delle foreste. Incredibile ci sembra la melodia degli uccelli quando vaghiamo per sentieri estranei. Il giorno annulla la paura di blandire i segreti della notte, la notte accende il fuoco del nostro amore. Prova a camminare con le braccia incatenate e gli occhi chiusi, prima di rinserrarti nella prigione della solitudine. Qual è la tua fine? Hai guardato attraverso le sbarre per fissare il mondo che ti eri inventata. Stringiti a me, urla il bisogno di trovare un luogo dove celare i segreti, oltrepassa il muro che hai eretto per non far entrare la malinconia. Il mare dei sogni potrà trascinarti ovunque, nello spazio e nel tempo, non pregare che Dio spinga la tua barca, lotta per la gioia di vivere, segui il destino per goderti la libertà. Andrea Salerno
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Saggio breve di
Rino Malinconico sul Nazismo
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Offeso Sono offeso, il mio paese è teatro di cose buffe: su un giornale locale
ho visto recitare i pettegolezzi quotidiani di un consiglio comunale che
sembra “la gatta cenerentola”. Sono offeso, i miei amici, stanchi e delusi, hanno smesso di sognare,
in essi diversità di volti ma una è l’espressione. Vorrei vederli nella diversità dei carismi sorridere
ancora per un’intuizione, ma ormai uno solo è l’atteggiamento. Sono offesi, allora “dillo pure che sei offeso quando cerchi complicità per progettare e ricevi solo
complimenti e commenti da chi è troppo occupato nella diversità dei suoi
mestieri. Sei offeso, allora “dillo pure che sei offeso Fusco Raffaele
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Il
coraggio Piccola e minuta, La forza Elena l'ha
trovata Lei è vero ha pagato,
L'attesa Eccoti lì, distesa
sulla sedia, E' proprio vero, Se l'amore per la vita
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Lettera ai figli di Ernesto "Che"
Guevara
Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernestino, se un giorno
dovreste leggere questa lettera, è perché non sarò più tra voi. Quasi non vi
ricorderete di me e i più piccolini non mi ricorderanno affatto. Vostro padre è stato un uomo che agisce come pensa ed è
certamente stato fedele alle sue convinzioni. Crescete come bravi rivoluzionari. Studiate molto per poter
dominare la tecnica che permette di dominare la natura. Ricordatevi che l'importante
è la rivoluzione e che ognuno di noi, da solo, non vale niente. Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel più profondo di
voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del
mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario. Arrivederci, bambini miei, spero di rivedervi ancora. Un grande bacio e abbraccio da papà.
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Fede
e Liberazione Difficile e misterioso è il cammino della fede. Io sono cattolico e comunista. Non vado a Messa, se non per ricorrenze particolari, ma prego.
In silenzio. Amo la figura di Gesù di Nazareth, che considero un grande,
immenso rivoluzionario. Nell’agonia di Giovanni Paolo II, per me, c’era Cristo in croce.
Spesso ho dei dubbi: davanti alle ingiustizie del mondo, alla fame,
alle guerre, ai bambini che muoiono nella disperazione, nella dimenticanza.
Ma poi, mi ritrovo a sperare: in quel Mondo dove, un giorno, rivedrò i miei
cari, potrò dare, finalmente i tanti abbracci non dati. Ho sempre guardato con ammirazione al Pontefice venuto dalla
Polonia. E quell’ultimo suo grido muto è stato per me il grido muto di
milioni e milioni di persone senza voce, di emarginati, di sfruttati: senza
volerlo Giovanni Paolo II è stato il più grande politico della storia. I miei idoli sono Martin Luter King, Madre Teresa di Calcutta,
Mahatma Ghandi, San Francesco d’Assisi, Ernesto Che Guevara… Io li vedo simili, e spesso ho pensato di peccare. Mistici, santi, un guerrigliero? Mi è venuto incontro il domenicano Frei Betto, esponente di
primissimo piano della Teologia della Liberazione. Ha scritto “Questi hanno
rinunciato al benessere che possedevano per abbracciare una dimensione
mistica, spinti da un grande amore verso il popolo, verso l’uomo. Francesco d’Assisi, figlio del ricco Pietro di Bernardone,
ruppe con tutto quello che lo circondava per dedicarsi alla causa dei poveri,
senza mai separare l’ecologia dalla lotta per la giustizia(…). Ed Ernesto Che Guevara poté godere del massimo bene simbolico
cui un essere umano possa aspirare. Studiò medicina, si dedicò ai malati poveri del Guatemala e poi
del Messico, si unì ai guerriglieri cubani spostandosi dal Messico a Cuba,
lottò nella Sierra Maestra, fu comandante della rivoluzione, ministro e a
questo punto, sebbene fosse già in pace con la storia, abbandonò tutto per la
liberazione dell’Africa: lottò in Congo e, più tardi, in America Latina. È la Mistica che spinge due uomini come San Francesco ed Ernesto
Che Guevara ad impegnarsi in una causa, a dare alle proprie vite un
significato ultimo che sta nella vita della collettività.” Leggo ancora Frei Betto: “ Beati coloro che governano a favore
dei diritti umani, estranei alla macabra logica che fa del bilancio una
cassaforte i cui segreti i poveri non conosceranno mai; beati coloro che
governano senza attaccamento al potere, facendo della propria vita un
servizio nei confronti del prossimo, soprattutto dei più bisognosi. Dio saprà ricompensarli nella pienezza dell’amore.”. Posso esprimere questo concetto con altre parole, sperando di
aver capito qualcosa dell’insegnamento di Giovanni Paolo II: "L’orizzonte ultimo della politica è il contenuto della
fede. Tutto quello che la fede annuncia può essere incontrato concretamente
solo attraverso la politica." di Barra Pasquale
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L’amore e la morte dei nostri tempi L’amore è difficile, tanto più in tempi di crisi organica del
capitalismo mondiale. Quel complesso corto – circuito dei cuori e dei corpi
si immerge nella quotidianità, porta sulla sua pelle le ferite della storia,
misura il “grande freddo” delle moderne solitudini. Vive in bilico, vola e
partecipa, sogna l’assoluto e mastica ogni sorta di precarietà. La morte è sempre cattiva, ospite imprevisto, evento casuale. La morte è banale nella sua interna dinamica, ma solenne nei
riti che la circondano. Ma anche la morte, come la vita, come ogni cosa, muta
le sue scansioni, i suoi significati, le sue forme, con il mutare della scena
sociale. E se pure la morte è (come dice Totò) una livella che pone tutti
dinanzi all’orizzonte del nulla e del mistero, l’esperienza del morire non è
affatto uguale per tutti: si muore sempre male, ma c’è chi muore peggio. Ronald Washington, 45 anni, e Ingrid Autry, 44 anni,
intrecciavano le proprie povere esistenze negli interstizi e nei suburbi
della capitale nordamericana. Lui facchino, lei disoccupata, pochissimi
dollari, nessuna possibilità di farsi un nido (laddove i prezzi di un fitto
di casa sono astronomici), qualche nottata trascorsa insieme in un motel,
molte altre notti a cercare un giaciglio comune dove capita, dove lo cercano
i più reietti tra i reietti, i barboni. Con una fantasia degna di Victor
Hugo, si può immaginare un letto per due persino all’interno di un cassonetto
per l’immondizia. Migliaia di barboni, negli Usa di questo pirotecnico inizio
di secolo, dormono nei cassonetti per l’immondizia: che volete, anche la fulgida
bandiera a stelle e strisce ha le sue smagliature, anche il grande sogno
americano ha i suoi piccoli incubi. E cosi anche Ronald e Ingrid dividevano momenti di intimità e di
abbandono in compagnia dei cosiddetti rifiuti solidi urbani:come a dire c’è
una tenerezza che resiste a qualunque prigione sociale, che cerca un posto
caldo pur dentro il ghiaccio dello spaesamento metropolitano. Ma una notte, un’ultima notte, mentre i due innamorati dormivano
nel loro contenitore di metallo, non si sono accorti dell’arrivo del camion
della nettezza urbana che ha incapsulato il cassonetto nel suo ventre e ne ha
scaricato il contenuto sotto la pressa trituratrice. Quella macelleria
meccanica ha ucciso l’uomo e ridotto in fin di vita la donna. Amore e morte,
ai tempi della recessione. Eros e Thànatos in chiave americana. L’azienda che gestisce la pulizia della città americana si
rammarica dell’incidente, ma puntualizza che i “tempi produttivi” impediscono
un controllo sul contenuto dei container della spazzatura. Che volete, il
tempo è denaro. E poi questa è la patria di Capitol e di Beautiful, impazzano
gli amori ricchi, i barboni gustano il paesaggio. di Nichi Vendola
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Racconto di una bella giornata
Crispano, lunedì 25 Aprile 2005. Il cielo è velato, si sente un leggero vento fresco, pioviggina.
Il paese riposa, sono le 11.00 a.m., in Piazza Falcone e
Borsellino non ci sono molte macchine, non c’è nemmeno la Santa Messa.
All’improvviso, come un fulmine, arriva un gruppo di giovani e vecchi
partigiani. Sono pochi ma non sembrano spaventati. Ridono, hanno una strana
luce negli occhi, tirano fuori delle bandiere, arriva anche una corona di
alloro. Solo pochi minuti e finanche il cielo smette di piangere. Sono
armati perfino di macchine fotografiche. La loro gioia ed il loro sentire è
coinvolgente, è puro, è partigiano: la piazza è piena eppure non sono tanti. Nell’aria si avverte la spiritualità dell’evento, si vivono
abbracci e sorrisi, si sente il profumo della libertà. Sono venuti per un
corteo, vogliono donare ai caduti una corona di alloro, una preghiera, una
parola e un sorriso. Così, la pioggia, pulito l’asfalto per l’evento,
lascia il posto ad una luce insolita, il vento inizia a sventolare le bandiere,
il silenzio dilata la ritualità dell’evento e l’assenza delle macchine non
intralcia la marcia che parte. Fieri e liberi sono finalmente in cammino, sono pieni di
Resistenza e di Costituzione. Sono emozionati. Il rito della Liberazione si incarna nei volti e nella diversità
delle espressioni per divenire manifestazione. E’ il 25 Aprile, è la loro festa! Marciano, sostano ed onorano. Ci sono comunisti e non, anziani e
giovani: c’è la libertà! Un minuto di silenzio: la solennità del rito carica di emotività
le persone presenti, si sente un clima teso, nell’aria si respira la morte
dei partigiani per la libertà nella democrazia. Poi, un applauso e la
complicità. E’ il 25 Aprile, è la loro festa è la festa di tutti! Si abbracciano, comunicano una forza senza limiti, sono armati:
hanno centinaia di copie della Costituzione. Sono le ore 12.00 a.m. Inizia la
distribuzione della Costituzione, è l’infinito.
di Nunzio Cennamo
Crispano, 25 Aprile 2005 |
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I ragazzi che si bucano I ragazzi che si bucano sono fragili. Spesso sono
bugiardi, fastidiosi, arroganti. Soprattutto turbano la quiete pubblica. Rubano le autoradio, scippano le catenine d’oro, tendono
una mano accattona agli angoli delle strade. I ragazzi che si bucano sono tanti e diversi, ognuno con
il suo nome, con il suo percorso, con il fagotto di sofferenza e solitudine.
I loro nomi riempiono i casellari giudiziari, le loro braccia sono mappe di
cicatrici, le loro storie sono l’affanno e il brivido di una corsa continua
sull’orlo di un precipizio. I ragazzi che si bucano non ce la fanno a non bucarsi. I
loro piedi calcano la scena di una precarietà avvolgente e totalitaria, le
loro mani sono esperti di rituali che celebrano la miseria metropolitana.
Sono coscienze sonnambule e spaurite. Sono vite contratte e spolpate, libri
piene di pagine strappate o ancora bianche. Sono gorghi di ansietà e
smarrimento, sono secondi scanditi da un dinamismo vorticoso, sono corpi
immoti e lentezze che paiano avanzare da deserti secolari: cronometri del
girare a vuoto, clessidre dell’inciampo e della paralisi. I ragazzi che si bucano, bucano le nostre medesime
certezze, sono il “noi stessi” capovolto, sono il fantasma di quella
debolezza che noi riusciamo a governare o a drogare con il galateo versatile
di tutte le nostre vere o posticce normalità, di tutte le nostre placide o
codarde compatibilità. All’ombra di ciascun buco ci sono vocabolari spezzati,
fonemi sbiascicati, silenzi balbettati: un vero e proprio buco di parole
inghiotte tanti nostri ragazzi. Quelle parole mancate non sono un margine di
patologie e di devianza da incasellare in una cartella clinica o in un
registro penitenziario. Quelle parole mancate sono anche la nostra lingua
ufficiale, la cifra delle nostre comunità atomizzate, il frastuono della
grande Babele consumista. I ragazzi che si bucano volano in cieli di banalità e di
ossessioni, lambiscono pianeti illegali, dilatano artificialmente i confini
invisibili ma blindati della propria monotonia del proprio universo
concentrazionario. Sono tanti, troppi: ma anche un solo ragazzo perduto è
tanto, troppo. Sono diversi, non riducibili ad alcun stereotipo, non
classificabili con il metro lombrosiano della cronaca nera. Vivono e muoiono
accanto a noi. Sono la nostra stessa vita e la nostra stessa morte. Un mio amico tossicodipendente mi ha detto: “Siamo raggi
fuggiti dal sole”. Come dire che c’è un freddo insopportabile che ti cinge, e
una dispersione di luce, un’entropia che centrifuga ogni residuo ordine della
tua coscienza. I ragazzi che si bucano non meritano i ceppi e le manette,
non devono essere incarcerati e puniti. Pena su pena, il mondo non si può
redimere :è già cosi sconfinata la pena del vivere, del camminare da soli,
del curarsi ferite sconosciute ai manuali di medicina, del volgere il proprio
all’ altrui sguardo, del rialzarsi da terra, del cercare un alito di
amicizia. Quel supplemento di pena che offre galera a chi domanda eroina è la
più inumana, la più stupida delle risposte. Bisogna cambiare risposta, anche
per aiutare i ragazzi che si bucano a cambiare la loro domanda. di Nichi Vendola
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DELLA
GUERRA E DELLA RIVOLUZIONE a margine del dibattito sul tema della nonviolenza di Rino Malinconico
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La Pace: Valore Universale
Se la democrazia viene dalla cultura greca, il cristianesimo, dall'ebraismo e le tecniche di meditazione dall'oriente... Se i numeri che sommiamo sono arabi, le lettere che scriviamo, latine e l'indispensabile ruota, è persiana... Se l'Asia ci ha dato il riso, i paesi Mediterranei, il grano e l'America il mais... Se la razza umana è di tutti gli umani e le umane della terra... Perché non lottare affinché tutte le culture dialoghino e contribuiscano alla costruzione di un mondo di giustizia e di pace? |
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SE QUESTO E' UN UOMO
Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case, Voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo e' un uomo Che lavora nel fango Che non conosce pace Che lotta per un pezzo di pane Che muore per un si' o per un no. Considerate se questa e' una donna, Senza capelli e senza nome Senza piu' forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d'inverno. Meditate che questo e' stato: Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore Stando in casa andando per via Coricandovi alzandovi; Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, La malattia vi impedisca, I vostri nati torcano il viso da voi. Primo Levi, sopravvissuto ai lager
nazisti. |
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QUASIMODO
E LA GUERRA
«Io non credo alla poesia come "consolazione", ma come
moto a operare in una certa direzione in seno alla vita, cioè
"dentro" l’uomo. Il poeta non può consolare nessuno, non può
"abituare" l’uomo all’idea della morte non può diminuire la sua
sofferenza fisica, non può promettere un eden, né un inferno più mite... Oggi
poi, dopo due guerre nelle quali l’"eroe" è diventato un numero
sterminato di morti, l’impegno del poeta è ancora più grave, perché deve
"rifare" l’uomo, quest’uomo disperso sulla terra, del quale conosce
i più oscuri pensieri, quest’uomo che giustifica il male come una necessità,
un bisogno al quale non ci si può sottrarre... Rifare l’uomo, è questo il
problema capitale. Per quelli che credono alla poesia come a un gioco
letterario, che considerano ancora il poeta un estraneo alla vita, uno che
sale di notte le scalette della sua torre per speculare il cosmo, diciamo che
il tempo delle speculazioni è finito. Rifare l’uomo, questo è l’impegno.»
La Fiera Letteraria, Giugno 1947
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La
Resistenza per la Pace
www.opartigiano.it, uno spazio multimediale aperto, tutto
nostro, cerniera tra la realtà e le idee, tra
i progetti e le speranze, tra la piccola provincia ed il mondo. Crispano, 31 Marzo 2005 |
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Non
è finito l’infinito
di Raffaele Fornelli
All’ombra delle indifferenze umane è arrivato, nel ciclo
perpetuo della natura, un nuovo cambio di stagione: tutto muta, colori, odori
e sapori, mentre l’uomo prosegue nella sua visione dell’esistenza senza
limiti né transitori, fatta di razionalità tessuta in progetti per il nostro
futuro e per quello dei nostri figli. Sì, l’uomo del passato, del presente e del futuro senza
limiti o confini, regna! Ma quale futuro regna? Il venturo può condizionare la vita di chi ci è vicino,
perché l’uomo sa, perché può, perché pensa di vivere oltre il tempo
consentito? Oppure, l’uomo è un povero uomo, senza futuro anche se
vive ancora: è l’unica creatura, nell’universo naturale delle cose, senza
riflessioni, senza sentimenti, senza simboli, perché non sa, o non vuole
sapere. Eppure basta guardare diversamente i nostri figli, i tanti
giovani che illuminano la nostra esistenza. Oggi, un ragazzo di 16 anni, per gioco forza, dovrà
raggiungere la propria maturità, che noi crediamo di aver raggiunto a 47
anni. Ebbene, tra trent’anni quel ragazzo avrà la nostra età! Quindi, se il tempo per noi è trascorso senza
accorgercene, allora quel ragazzo tra breve avrà 47 anni e noi non saremo più
in questa dimensione! Il tempo è dunque una spartizione astratta dei cicli
naturali? Si, quando un nostro figlio ci chiede un gelato, mentre
guidiamo l’auto verso il futuro eterno, fermiamoci alla prima gelateria,
accontentiamolo, forse conosceremo il tempo che passa! Lo ameremo il tempo che passa! Ci permetterà di abbassare gli scudi umani, allontanerà da
noi le paure. Ci offrirà un’esistenza meno vuota, ancorata ad una
dimensione non più finita…
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LA
SOCIETA' DEL COPRIFUOCO Questo è il tempo di stilare rendiconti e promemoria, per capire
cosa gira vorticosamente sulle nostre teste, per leggere tra le righe e sotto
le righe quale sia la trama del nuovo Ordine in via di costruzione su scala
planetaria, per denunciare il cuore grezzo di quell'Impero che nasce dalle
proprie stesse rovine e dalla sua medesima crisi. Occorre guardare con
attenzione ogni singolo tassello (di storia, di geografia, di politica, di
cultura) senza mai dimenticare il mosaico: che è quello della globalizzazione
liberista, della sua progressiva perdita di egemonia, del suo mappamondo
incendiato dal dolore sociale, della sua scelta strategica di affidare alla
guerra (preventiva, infinita, indefinita) il compito di una ricomposizione
materiale del quadro del comando sovranazionale. Poiché questo scenario non
consente correzioni "riformiste" - le quali risultano patetiche
quando si ingegnano a cercare foglie di fico e coperture legali alla
generalizzata "chiamata alle armi" - si capisce bene che qualsiasi
opposizione radicale, qualsiasi dissenso di merito, qualsiasi diserzione
dalla coscrizione obbligatoria in cui tentano di irreggimentarci, apparirà
immediatamente come un atto di cospirazione politica, di sovversione, di
insubordinazione alle leggi scritte (codice fascista e norme emergenziali) e
alle tante leggi non scritte o in via di scrittura che stigmatizzano persino
gli eccessi della libertà di pensiero. Questo sta accadendo sotto ogni
latitudine, con buona pace della conclamata e universale vittoria di quella
"civiltà liberale" che sembra diventata l'abito della festa: quando
il "pensiero unico" diviene arruolamento si cambia abito, che
diventa "uniforme" proprio perché ci uniforma, e le sottigliezze di
Voltaire e Montesquie vanno a farsi fottere. La verità è che siamo seduti sul
cratere di una contraddizione insanabile: il pensiero critico, e il movimento
che lo incarna e lo propaga, sono oggettivamente una proposta di
"sovversione" dell'ordine costituito (e costituendo). da "Liberazione" del 04.12.02 |
11
Giugno 2004
Caro Enrico, ci manchi tanto..
Le ultime parole sul palco di
Padova, l' agonia, il bacio commosso dell' amico Sandro Pertini
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Il Manifesto E ora tocca a voi battervigioventu' del mondo;siate intransigentisul dovere di amare.Ridete di coloro che vi parleranno di prudenza,di convenienza, chevi consiglierannodi mantenereil giusto equilibrio.La piu' grandedisgrazia che vipossa capitaree' di non essereutili a nessuno,e che la vostravita non servaa niente.Raoul Follerai |
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Una
Preghiera... Rallenta la mia corsa, Signore! Signore, calma il battito del mio cuore, calmando la mia mente. Dammi, fra la confusione dei miei giorni, la pace delle alte cime. Insegnami l'arte di fermarmi a guardare un fiore, parlare con un amico, accarezzare un cane, leggere un buon libro. Ricordami sempre che, nella fretta, perdiamo il meglio della vita. Fammi guardare ai rami della torreggiante quercia, e fammi ricordare che è così perché è cresciuta lentamente e bene. Rallenta la mia corsa, Signore, aiutami ad affondare le mie radici profondamente, nel suolo dei veri valori della vita, così che io possa crescere verso le stelle del mio più grande destino, nel nome di Gesù!
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L'isola di Cuba
Ascolto la sua musica e il mio animo si rasserena. E.
D.
Una Donna Libera...
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PER ESSERE EUROPEIL’essere maturo E’ dovere di tutti porsi l’interrogativo: Come prepararsi
alla vita adulta? Esiste un’età cronologica ed una mentale, che spesso non
camminano di pari passo. Un popolo che si dà
delle regole per definire la struttura urbanistica del proprio paese è una
testimonianza di maturità. Conversare sul rapporto tra salute e territorio,
sui diritti di cittadinanza, su coscienza e spiritualità sono tematiche
universali che non ci possono essere estranee. Distinguere il diritto
legittimo da quello illegittimo, l’economia politica dalla politica
economica, un paese a crescita zero da un paese che aumenta vertiginosamente
il numero dei propri abitanti è, appunto, la verifica dell’essere maturo
oppure del rimanere infantile. La critica e l’autocritica fanno parte integrante del percorso
didattico pedagogico, ed aiutano a formare un cittadino maturo, dotato di una
coscienza civile e democratica, capace di distinguere l’aggressore dall’aggredito,
che non metterà mai sullo stesso piano l’invasione nazifascista e la difesa
di un popolo contro tale invasione. Tali percorsi stimolano ricerche, conversazioni, relazioni e
aiutano a diventare maturi risparmiando all’umanità tragedie che, anche
se ci rattristano, non devono essere cancellate dalla memoria storica:
l’Italia attuale è dotata di una Costituzione nata dalla Resistenza contro il
fascismo e il nazismo. Non dimenticare significa insegnarlo con più fede nelle scuole
affinché i valori della Costituzione si possano attuare. Educare alla vita adulta è appunto sforzarci di costruire una
società più umana basata sul lavoro per tutti, su un minimo garantito, al di
sotto del quale comincia la soglia di povertà, e questo non solo sul piano
materiale ma anche sui beni immateriali quali l’istruzione, la capacità di
intendere e volere, il distinguere. La Libertà, il progresso, le riforme vanno preparate attraverso
un lento lavoro in cui il ruolo preminente spetta all’educazione e all’Istruzione:
soltanto un popolo educato potrà comprendere appieno il valore di certi
ideali, “virtù, gloria, umanità, patria, natura, diritti sono parole vuote di
senso in paesi in cui non vi è ombra di educazione”. Perciò le spese scolastiche non vanno mai considerate
improduttive, in quanto sono finalizzate a preparare i futuri cittadini,
uomini maturi che sapranno leggere leggi, interpretarle e applicarle
correttamente e, se necessario, modificarle quando sono sbagliate. Più si è maturi più si è utili alla collettività, meno si è
maturi più si aggrava il costo della collettività. Basti pensare che Regioni e Comuni spendono centinaia e
centinaia di miliardi per pareri legali: cioè per farsi spiegare le leggi! Cittadini ben istruiti, eletti nelle Istituzioni, capaci di
ricerca ed aperti al confronto sicuramente avrebbero ridotto se non annullato
tali spese, riducendo i costi della politica Istituzionale. E’ nostro dovere ripartire da quei valori nati dalla Resistenza
per affermare con forza il diritto alla casa, al lavoro, ad una migliore
qualità della vita attraverso la costruzione di infrastrutture quartiere per
quartiere. Sentire l’esigenza di avere leggi chiare, comprensibili,
significa capire la necessità di rendere più economica la giustizia e la
politica, significa diminuire la spesa repressiva per aumentare quella
preventiva. Diciamo basta al mutismo, alla disinformazione, mobilitiamoci e
partecipiamo in massa al risanamento del nostro paese. Giuseppe Cennamo |
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E’ difficile farsi capire. E qualche volta non conviene
Francesco Alberoni "CORRIERE DELLA SERA" |
Urlo sotto voce
Maledetta città, cara sei stata da quando ho aperto gli occhi, e le mie gambe da
sole hanno incominciato a percorrere le tue vie. Adesso che anche il mio io è
libero e maturo parlo a te che ogni giorno assisti la mia mente moribonda
davanti alla farsa di questa vita sempre più misera di sapore. Sei l'artefice. Tu mi sussurri sottovoce ogni giorno le tue verità, difficili da
comprendere nel frastuono di questa realtà, quasi impossibili da cambiare
nella confusione di quest'epoca. Io immobile davanti a te, ogni mattino, bagnato di lacrime sotto
una tempesta di dispiaceri, aspetto le tue offerte e le tue pretese. Mentre di notte sono davanti alla luna, che dall'alto ci guarda
entrambi, con lo sguardo e il sorriso ironico di chi conosce tutta la verità
e incosciente dell'emozione che può darci vede tutta la tua inerzia e i miei
pianti. Sottovoce, i miei urli, sottovoce, non potranno mai cambiare la
mia maledetta città. Fusco Raffaele |
Una favola
Questa storia, così come tutte le altre, inizia con c’era una
volta... C’era una volta l’uomo, l’uomo e le sue paure. L’uomo era avvolto e travolto dalle paure, quando un giorno
decise di farla finita. Spezzò quella catena che dava vita ad una vite che non si avvita. Paura fu calpestata, ferita, tradita. L’uomo, ormai forte e prepotente, si mise alla ricerca della
verità. La verità è che l’uomo si sentì subito solo, terribilmente solo. Così, in un caldo e afoso pomeriggio estivo, l’incredibile uomo
assaporò la pace. In quel lontano pomeriggio l’uomo e la donna stettero insieme
per la prima volta. Bello, meraviglioso. La pace dei sensi, però, durò poco. L’uomo, prepotentemente perso, si rimise alla ricerca della
verità. La verità è che l’uomo unito con tutto e con tutti, non ha
travato ancora il Signore Iddio. Oggi, perfino il suo sapere è divenuto distribuito: vive e
convive con strani oggetti “intelligenti”. La rubrica telefonica del cellulare è parte integrante
della sua memoria, il navigatore satellitare lo accompagna, la calcolatrice e
il calcolatore lo aiutano nell’elaborare dati utilizzando matematiche sempre
più complesse. La verità? La paura, l’amore, la vite che non si avvita, la
tecnologia... sono tutte cose belle della vita, ma la morale della favola è
che la vita, tutta bella e colorata, ha bisogno di un Uomo non daltonico,
cioè pieno di Iddio. Nunzio Cennamo |
Il Conto
La vita è volano di dinamiche dominanti, rotore di sentimenti,
paure ed illusioni. La vita è un conto. Il conto, consistenza della nostra vita, del nostro essere
stati, del nostro non voler essere stati, è turbamento. Il conto, verità senza fine, grida di sentimenti mai annunciati,
è il nostro non aver saputo amare. Il conto è l’altro che si è allontanato da noi. Da noi che non siamo stati capaci di allungare la mano e tirarlo
verso di noi. Il nostro egoismo, la nostra leggerezza, è in conto. Il conto in un attimo ti avvolge e ti travolge e ti stritola in
mille pensieri, in mille rimorsi, in mille lacrime. Lacrime che lambiscono il nostro volto, che cadono a terra e lì
rimangono senza mai asciugarsi. Stanno lì a raccontarci e ricordarci chi
siamo stati e cosa non saremo mai, se non anteponiamo l’amore all’egoismo. Il mio conto lo conosco. Più volte ho cercato di nasconderlo ma
come una foglia trasportata dal vento mi spiffera la sua esistenza. Prima di prendere una decisione, prima di offendere gli altri
sentimenti, mi volgo indietro, vedo il mio conto, lo scruto, l’osservo e mi
emoziono. Ho capito! Il conto è il mio angelo! Ciao conto. Raffaele Fornelli
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L’anno che verrà
Auguri ai bambini dell’Iraq, nati e cresciuti sotto le bombe.
Auguri ai militari italiani sopravvissuti in Iraq, che portano marchiata a
fuoco la notte che scoppiò la bomba, la lunga notte indecente della politica
italiana muta e distante. Auguri agli emigranti portati dagli scafi e dalle
zattere, agli stranieri che cercano un posto per vivere in pace. Auguri a chi
è in cella e misura, ogni giorno, l’angustia opprimente degli spazi e
l’immensità senza rete dei tempi di detenzione. Auguri a chi ha perso il
lavoro e a chi non l’ha mai trovato, a chi non è più compatibile con le necessità
produttive, a chi è graziosamente chiamato “esubero”, a chi è cassaintegrato
o in mobilità o nella immobilità coatta di un reparto-lager. Auguri a chi fa
i turni di notte e ha sempre sonno, a chi lavora la domenica e non santifica
le feste, a chi è flessibile nonostante la schiena rotta. Auguri a chi è solo
e senza ombrello e fuori piove a dirotto e non sa dove andare. Auguri ai
pensionati al minimo e alla loro minima esistenza quotidiana. Auguri agli
ospiti del margine, agli abitanti degli angoli sporchi, ai camminatori sul
ciglio dell’esclusione. Auguri a chi si fa le pere e si sente come un libro
mai scritto o come una penna senza inchiostro. Auguri a quelli, gialli e neri
e meticci, che stanno nel rovescio del mondo, nei sud prolifici e dannati,
nei vapori della Patagonia o a cavallo di una bidonville. Auguri a chi
aspetta il risultato della Tac, e si esercita con la memoria a fissare ogni brandello
della sua storia. Auguri a chi si sente un pesce rosso prigioniero della
piccola vasca. Auguri a chi prende partito, a chi sceglie di schierarsi, a
chi rinuncia alle comodità della pigrizia e dell’indifferenza. Auguri al
comunismo uscito a pezzi dal fuoco del “secolo breve”, ferito nei suoi sogni,
dilaniato dalle sue eterne contraddizioni, eppure ancora più necessario per
non chiudere la partita tra le ragioni della vita e le ragioni del potere.
Auguri a chi governa e non si dimentica delle troppe ferite inferte dal
potere. Auguri a me e alle mie ire, auguri a voi e alle vostre passioni. Nichi Vendola
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Le due facce In una discussione, un uomo disse: “Ci sono due facce in ogni
questione”. Un altro ribadi: ”E’ vero. Ci sono due facce anche nella carta moschicida, ma c’è una bella
differenza per la mosca scegliere un lato piuttosto che l’altro !” Ci sono due aspetti in tutte le cose ma, mentre uno è positivo
l’altro può essere negativo. L’importante è conoscere la differenza .O sosteniamo una causa o
siamo contro. O vogliamo la pace nel mondo o non ce ne occupiamo e lasciamo
che i nemici della pace regnino. Facciamo la nostra parte per la pace, promuoviamo la giustizia e
opponiamoci all’iniquità. “ La pace non si mantiene con la forza. Si
può ottenere solo con la comprensione.” ( Albert Einstein).
Alla mercè dei pettegolezzi In compagnia dei pettegoli, l’uomo è destinato ad avere la
peggio, qualunque cosa faccia. Se è povero, è un cattivo amministratore. Se è ricco, è perché ha imbrogliato o ha avuto un colpo di
fortuna. Se si occupa di politica, lo fa solo per interesse. Se non se ne
occupa, non è abbastanza furbo per avere un incarico governativo. Se non fa la carità, è un avaro. Se è caritatevole, lo fa per
farsi bello. Se è un uomo di chiesa, è un ipocrita. Se non è membro di
qualche gruppo religioso, difficilmente si salverà. Se dimostra affetto, è un sentimentale.Se è moderato nei suoi
affetti, non ha sangue nelle vene. Se muore giovane, aveva la prospettiva di un grande futuro. Se
raggiunge la tarda età, ha fallito la sua missione.
Non è facile Non è facile chiedere scusa, ricominciare da capo, ammettere di aver sbagliato, essere generoso, accettare un sorriso di scherno, essere perseveranti nelle difficoltà, imparare dagli errori, perdonare e dimenticare le offese, riflettere e agire coraggiosamente, utilizzare al massimo i doni di Dio, accettare un rimprovero non meritato, dominare un temperamento nervoso, correggere una lingua maliziosa, mettersi a disposizione della collettività, difendere la vita. No, non è facile! Non è facile riempire il cuore umano con le cose che questo mondo offre. Il cuore umano è cosi grande da contenere ogni misura di felicità, ma solo Dio può appagarlo pienamente.
Mille e una storia:
Briciole di saggezza orientale di J. Maurus
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Quattro tipi umani, quattro modi di avere successo Sono quattro tipi di persone che conosco bene, quattro tipi
umani, quattro modi di mettersi in rapporto col lavoro, con gli altri, col
proprio futuro. Il primo è un imprenditore. Suo padre era poco più di un
artigiano. Lui ha avuto l'idea di creare prodotti più adatti al mercato.
Hanno avuto successo, ha investito i guadagni in nuove linee, ha ampliato la
gamma di produzione, si è espanso all'estero e oggi controlla un impero
industriale. E' estroverso, simpatico, ottimista. Sa ascoltare, sa delegare.
Ma è lui il capo indiscusso dell'azienda, anche se ha ottimi manager, anche
se vi lavorano figli e parenti. E continuerà a restarlo fino alla morte.
Tutti i guadagni, tutte le risorse sono stati riuniti in una società di cui è
l'unico possessore. Vi vive come un sovrano dentro la propria reggia. Il quarto tipo umano si è sempre gettato anima e corpo in un
compito. Ha inventato, realizzato cose straordinarie. Ha salvato società ed
enti in difficoltà, li ha portati al successo. Ha distribuito ricchezza e
fama. Ma, a differenza del primo, non è un re, perché non ha mai costruito un
proprio regno. A differenza del secondo non è un capitano di ventura e non ha
accumulato ricchezze. A differenza del terzo non ha creato una propria rete
di potere. Ha sempre agito per il piacere di fare bene, non ha tenuto nulla
per sé. Come il cavaliere errante delle saghe medioevali, compiuta un'impresa
gloriosa ogni volta è ripartito, con le sue sole armi ed il suo cavallo, alla
ricerca di un'altra meta. Alcuni lo giudicano uno sciocco, altri lo ammirano
per la sua nobiltà e generosità d'animo, altri lo odiano perché non ha mai
chiesto loro niente e non gli possono chiedere nulla in cambio. Francesco Alberoni |
Tutto si muove contro te
La Letteratura Italiana, da sempre, ha illuminato. Oggi, nella società delle tre I
(Internet Informatica e Inglese), non c’è spazio né tempo per essa: la
luce del Cavaliere illuminerà questo terzo millennio. “Silvia, rimembri ancor..” lascerà il posto a Silvio. Il mercato del lavoro necessità di uomini pronti per l’uso,
questo è quanto! Così, tra una pizza congelata e un sugo già pronto, ecco l’uomo:
un concentrato di cose utili, pronto per l’uso, ottimo per il riuso e
disponibile all’abuso. Ci cambiano le coordinate genetiche per un pezzo di pane; allora
mi viene da pensare a tutti quei disperati che si sono lasciati portar via un
polmone, un pezzo di vita, per quattro danari. “Tutto
si muove contro te. Il maltempo, le
luci che si spengono la vecchia casa
scossa a una raffica e a te cara per
il male sofferto, le speranze deluse,
qualche bene in lei goduto. Ti
pare il sopravvivere un rifiuto d’obbedienza
alle cose. E
nello schianto del
vetro alla finestra è la condanna.” (Umberto Saba). Quante voci, quanti urli silenziosi, quanto capire per poi patire. Nunzio
Cennamo
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L’abito della sposa
Ho visto il senatore Cossiga vestito da cavaliere di Malta, e
non era il congresso delle giovani marmotte. Ho visto Monsignor Pio Laghi
celebrare messe nere, con un pubblico più abituato ai riti del cappuccio e
del compasso che non a quelli delle ostie consacrate e degli aspersori. Ho
visto eserciti di vedove bianche e di morti crocifissi alla pressa, alla
impalcatura del cantiere in subappalto, o sepolti nelle cave di marmo. Ho
visto nella capitale di ogni genere di marginalità, l’abito della sposa più
fastoso del mondo, pizzo bianco decorato con 6000 brillanti, e non era una
commedia di Eduardo. Ho visto bambini venduti e comprati sulle bancarelle della
carne, messi ai saldi nei sottani del lavoro nero, promossi hai circuiti del
cinema hard, oppure vivisezionati e commercializzati nel mercato dei pezzi di
ricambio. Ho visto i bambolotti strambi che rallegrano i piccoli d’occidente
cuciti ed incollati, giorno e notte dai piccoli d’Oriente. Ho visto, su internet dei miei nipoti, i dati dell’Unicef
che parlano di un miliardo di persone in questo mondo che non sa né leggere
né scrivere. Ho visto un popolo di esodi, di profughi, di clandestini,
fuggire dalla geografia del dolore e finire impigliati nella ragnatela dei
vincoli, dei divieti , delle espulsioni. Ho visto trafficanti di uomini arricchirsi e uomini trafficati
svanire nei gorghi dei mari di levante. Ho visto il soldato Ryan e ho pensato al soldato Ocalan. Ho visto Bruno Vespa intervistare l’orrore che specchiava le
domande di Bruno Vespa. Ho visto 35000 cassaintegrati FIAT che in nome della cassa si
sentivano disintegrati. Ho visto Biancaneve stuprata dai sette nani. Ho visto i terremoti e le alluvioni quotate in borsa. Ho i visto la demenza dei terroristi di ieri e di oggi. Ho visto smontare la scala mobile e montare il gratta e vinci. Ho visto Vittorio Sgarbi che recita in un film la parte di
Vittorio Sgarbi. Ho visto il prof. Di Bella e la madonnina piangente di
Civitavecchia e padre Fittita portare la comunione al boss latitante. Ho visto i lingotti d’oro di Licio Gelli nascosti nel fiorire di
Villa Wanda, come testimonianza della vocazione botanica della massoneria. Ho visto patricidi e matricidi mentre scorrevano le immagini
dello zecchino d’oro. Ho visto Pierferdinando Casini in mutande. Ho visto Gigi
Marzullo fare i turni di notte, come un qualunque operaio post-fordista. Ho visto tanto, forse troppo. E se mi chiedete ancora perché
sono comunista questa volta vi mando a quel paese. Pasquale Barra
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POESIE SULLA GUERRA
Agli amici dell’ex Jugoslavia
Che cosa c’è mai successo durante questa notte, amici? Non so che cosa fate. Che cosa scrivete. Che cosa ci è mai successo durante questa notte, amici? Con chi bevete. Non so più nemmeno se siamo ancora amici. Izet Sarajlic
Anh Dai
Una donna s’infiamma ha vent’anni e un corpo pieno di fuoco. Palpita il ventre i seni bianchi eretti e incandescenti. Si contorcono i fianchi le cosce fremono Anh Dai ha il corpo bruciato dalle fiamme. Ma non è l’amore. È l’uranio Minerva Salado
E poi sulla terra intera
E poi sulla terra intera a innalzare monumenti “AI CADUTI”! Cosi felici di essere caduti! Ma provate a fissare quei corpi squarciati, a fissare la loro smorfia ultima sulle facce frantumate, e quei occhi che vi guardano. Provate a udire nella notte l’infinito e silenzioso urlo degli ossari - “Uccideteci ancora e sia finita”!
David Maria Turoldo
Generale,
il tuo carro armato
è una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini. Ma ha un difetto: ha bisogno di una carrista. Generale, il tuo bombardiere è potente. Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante. Ma ha un difetto: ha bisogno di un meccanico. Generale, l’uomo fa di tutto. Può volare e può uccidere. Ma ha un difetto. Può pensare Bertold Brecht Il discorso sulla
pace
Verso la fine di un discorso estremamente importante il grande statista incespicando Davanti al vuoto di una bella frase ci casca dentro e smarrito con la bocca spalancata ansimante mostra i denti e la carie dentaria dei suoi pacifici ragionamenti mette a nudo il nervo della guerra la delicata questione di denaro. Jacques Prèvert
In Famiglia
La madre fa la maglia Il figlio fa la guerra Lei la madre lo trova del tutto naturale E il padre invece il padre cosa fa? Lui fa gli affari Sua moglie fa la maglia Suo figlio fa la guerra Lui il padre fa gli affari E lo trova del tutto naturale E il figlio Il figlio lui cosa ne pensa? Niente non pensa proprio niente il figlio La madre fa la maglia il padre fa gli affare lui fa la guerra Quando l’avrà finita Farà gli affari con suo padre La guerra continua la madre continua con la maglia Il padre continua con gli affari Il figlio muore ammazzato e non continua La madre e il padre vanno al cimitero Trovano questo del tutto naturale padre e madre La vita continua con la sua maglia la sua guerra i suoi affari Affari e guerra maglia e guerra Affari affari affari La vita continua con il suo cimitero. Jacques Prévert Istruzioni per
cambiare il mondo
Si costruisca un cielo piuttosto concavo. Lo si dipinge di verde o di caffe, colori belli e terrestri. Lo si spruzzi di nubi a discrezione. Appendi con attenzione una luna piena ad occidente, a tre quarti sull’orizzonte. Verso oriente si levi, lentamente, un sole brillante e potente. Riunisci uomini e donne, parla loro lentamente e con affetto, cominceranno a camminare da soli. Contempla il mare con amore. Riposa il settimo giorno. Riunisci i silenzi necessari. Forgiali con sole e mare e pioggia e polvere e notte. Con pazienza affila uno dei suoi estremi. Scegli un vestito marrone e un fazzoletto rosso aspetta l’alba e marcia verso la grande città. A vederti, i tiranni fuggiranno terrorizzati, urtandosi gli uni con gli altri. Ma … non fermarti! … La lotta è appena cominciata. Subcomandante Marcos Labbra tagliate
Avrei potuto raccontarvi la storia dell’usignolo assassinato avrei potuto raccontarvi la storia … ma mi hanno tagliato tutte e due le labbra. Samir Al – Qasim Shemà
Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per mezzo pane che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi: ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi. Primo Levi
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Una poesia contro la
guerra
I bambini iracheni giocano con sagome di mitra di legno. Le loro pallottole immaginarie fanno male, anche più male di quelle vere: le loro non sono pallottole a salve, esse uccidono l’ideale e ammazzano il futuro. Ma gli assassini sono coloro che hanno creato l’idea di quelle sagome. La fidanzata bacia il marine in partenza. Tante donne hanno baciato il volto del loro uomo che partiva e forse moriva. Adolescenti palestinesi s’addestrano a scagliare pietre e ad allacciarsi cinture esplosive che deflagrano nel cuore. Un figlio attende il proiettile fatale, acquattato nell’ombra del padre; anonimi carri armati puntano il cannone, i cingoli travolgono ogni residuo d’onore dell’uomo Sul lungomare di una città israeliana, con ansia quasi liberatoria, s’aspetta il prossimo arrivo di un uomo-bomba, un pacco-uomo, fuochi d’artificio di brandelli di carne umana e coscienza universale. Qualcuno piange ancora una vittima delle Torri: una polvere sottile – inesplorata - nell’anima dolente, e il Potere è sempre insolente. Prelati benedicono armati bardati. Mullah recitano versetti inventati di guerre sante... neonati leucemici, amputati di mine, ospedali da campo... Ne sono stati uccisi più in nome di dio che altro, negli infiniti nomi di dio in tutte le lingue di tutte le genti d’ogni tempo, eppure nessuno ha mai visto dio o dimostrato la sua esistenza. Forse perché non si cerca abbastanza nel cuore. Però ci sono figli che si sdraiano sui binari per fermare i
treni della guerra e fiori colorati di sangue innocente che non appassiscono mai e pensieri che s’incarneranno in eroi e amori che sfideranno il tempo e luci di occhi sognanti e sopravvivranno anche quando le armi saranno divenute polvere perduta per sempre. Alberto
Figliolia
Uomo
del mio tempo Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte, - t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora, come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ti videro per la prima volta. E questo sangue odora come nel giorno quando il fratello disse all’altro fratello: “Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace, è giunta fino a te, dentro la tua giornata. Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue salite dalla terra, dimenticate i padri: le loro tombe affondano nella cenere, gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore. Salvatore Quasimodo
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Partito della Rifondazione Comunista Circolo "Nunzio Cennamo" Via Provinciale Crispano (NA) |